Edizione n.21 di mercoledì 17 giugno 2026
Prima pagina
Cooperazione Italia-Francia, a Torino nasce “iAlp – Musei alpini interattivi” con MuseoMontagna e Musée Alpin
Torino e Chamonix-Mont-Blanc sulla stessa lunghezza d’onda, e in rete con il mondo. Il Museo Nazionale della Montagna e il Musée Alpin stanno costruendo un’unica banca digitale basata sui loro patrimoni culturali. Con un’operazione di eccezionale valore e sulla base di un progetto pluriennale appena avviato battezzato iAlp – Musei alpini interattivi. Il piano di lavoro, nell’ambito del programma di cooperazione territoriale ALCOTRA Italia-Francia, ha ricevuto un finanziamento complessivo di 2.550.000 euro dall’Unione Europea.
L’operazione che vuole promuovere la comunicazione e la valorizzare dei giacimenti culturali delle due istituzioni transfrontaliere, è stata presentata il 23 febbraio, in un’affollata conferenza in Sala degli Stemmi del Museo Nazionale della Montagna, a Torino. Aldo Audisio, direttore del Museomontagna, ha fatto gli onori di casa, ricordando l'importanza fondamentale della linea culturale seguita sino ad oggi dall'istituzione. Erano presenti tra altre personalità e studiosi il presidente del Cai Torino Roberto Ferrero , il vicepresidente generale Antonio Montani, Eric Fournier, sindaco di Chamonix-Mont-Blanc, Paola Casagrande, direttrice del settore Cultura, turismo e sport della Regione Piemonte,i Franco Ferraresi, dirigente del settore Sviluppo della montagna e Cooperazione transfrontaliera della Regione Piemonte, Arnaud Ledru, direttore degli Affari culturali del Comune di Chamonix-Mont-Blanc, Luc Barbier, vicepresidente della Communauté de Communes della Vallée de Chamonix-Mont Blanc, Rosalaura Romeo, per la Mountain Partnership ONU/FAO, Paolo Angelini per la Convenzione delle Alpi – Ministero Ambiente. La presentazione ha ottenuto il patrocinio della Commissione Italiana Unesco.
Spiegano Laura Gallo, direttrice operativa del Museomontagna, e Gabrielle Michaux, direttrice del Musée Alpin di Chamonix-Mont-Blanc: «Il progetto iAlp – Musei alpini interattivi è un’iniziativa che, con l’introduzione delle tecnologie digitali e la condivisione delle metodologie operative, consentirà innanzitutto un più incisivo riordino delle collezioni e l’ampliamento delle attività museali. Tutto questo consentirà anche ai due musei di uscire al di fuori dei propri spazi fisici e dialogare con un pubblico vastissimo, fatto di specialisti e studiosi, oltre che di molte migliaia di appassionati di storia e cultura della montagna. Nell’ambito del piano di lavoro, i due musei alpini hanno anche previsto la creazione e la diffusione di un’App che permetterà agli utenti di accedere agli archivi della documentazione mediante smartphone. La sezione più appetibile della pianificazione culturale riguarda però la programmazione pluriennale di importanti esposizioni transfrontaliere. Entro il 2017 verrà allestita una grande mostra su Albert Smith e la promozione delle Alpi nel XIX secolo. Successivamente, il palinsesto transfrontaliero prevede una grossa iniziativa sul cinema di montagna. Infine, nella parte conclusiva del programma di lavoro, verrà proposta al pubblico una ricca esposizione sullo sguardo contemporaneo della fotografia nei confronti del mondo alpino».
iAlp si presenta dunque come un progetto articolato e ricco di iniziative che vedrà affiancarsi alla realtà fisica, fatta di documenti cartacei, fotografie e filmati, anche il mondo virtuale, gettando un ponte verso la montagna del futuro e delineando nuovi scenari per la conoscenza delle terre alte d’Europa.
Sondrio, la buona pasta della rinascita
Tutto ha avuto inizio anni fa con la riconversione di una autorimessa su iniziativa del Provveditorato di Milano e della Provincia di Sondrio. Ora il pastificio opera all’interno della Casa Circondariale di Sondrio e da mercoledì 8 marzo si è affacciato al grande pubblico con una degustazione guidata dallo chef Marcello Ferrarini in collaborazione con quattro persone detenute che hanno seguito un corso di formazione.
Il progetto di un pastificio è stato lanciato dalla direttrice della Casa Circondariale Stefania Mussio e subito sostenuto da Bim Adda, Fondazione Pro Valtellina e Confartigianato. La gestione dell’attività è stata affidata alla Cooperativa Ippogrifo, che ha accolto con favore l’invito del carcere e delle istituzioni locali ad impiegare personale detenuto.
I risultati sono stati da subito incoraggianti. «Abbiamo voluto realizzare – ha dichiarato Stefania Mussio - un prodotto di qualità, che fosse fin da subito inteso come un "buon prodotto". Vorremmo pertanto che le persone del territorio, che possono avere un interesse nella distribuzione e nella pubblicità del prodotto, possano conoscerlo, gustarlo, apprezzarlo e così stimolarne la vendita e la diffusione».
Alla responsabile della struttura penitenziaria e agli imprenditori coinvolti ha espresso piena adesione il presidente della Commissione speciale Carceri lombarda Fabio Fanetti. «La formazione dei detenuti e il loro reinserimento nella società – ha detto - sono fattori importanti e qualificanti. Tutto questo lavoro influisce sulla riduzione della recidiva e quindi porta benefici sia ai detenuti sia allo Stato, perché comporta una sensibile riduzione dei reati e quindi anche un importante risparmio sulla spesa pubblica».
Sessa (Canton Ticino), la Miniera d’oro verso la riapertura
La miniera di Sessa torna a far parlare di sé. Non che sia mai finita nel dimenticatoio, troppo importante per il Canton Ticino, in particolare la regione del Malcantone, e per le vicine zone italiane (Dumenza, ad esempio, immediatamente sul confine). Tutte ne hanno tratto beneficio quanto a lavoro, economia e immagine, qui e nel mondo. Ora è di nuovo al centro dell'attenzione per un progetto di risanamento avviato, che integra nell'oggi un'antica e onorata storia e la fa rifiorire.
Merito della capacità di guardare avanti, di non vedere il passato chiuso in un bozzolo, di trovare progettuale intesa; merito della capacità di affiancamento e della lungimiranza dell'opinione pubblica. Insomma, una volta ancora, sotto lo sguardo del Tanaro, del Gradiccioli, del Lema e tra le valli bagnate dalle acque del Ceresio e del fiume Tresa, è entrato in funzione quel meccanismo dinamico tipicamente svizzero che le mete non solo le annuncia e propaganda ma le raggiunge.
Il Malcantone è caratterizzato dalla varietà del paesaggio, fatto di montagne, colline, fiumi, laghi. In più, il suo sottosuolo possiede un vasto patrimonio minerario, tanto che è inserito nell’Inventario nazionale con la motivazione “Distretto minerario fra i più grandi della Svizzera attivo dal 1800 per l’estrazione di minerali industriali (oro, argento, piombo, ferro, eccetera) di grande interesse per la sua estensione, la storia, l’ampia documentazione e per le implicazioni socio-economiche”.
UN PIONIERE DEL 1785
Di sfruttamento di miniere si parla fin da un documento del 1785. Lo ricorda un opuscolo edito nel 2006 dal Museo Svizzero dell’oro di Burgdorf con edizione italiana curata dal Museo Cantonale di Storia naturale di Lugano. In quell'anno Giovanni Battista Trezzini chiese al Landvogto Wild il permesso di cercare oro nella regione di Astano. La richiesta fu respinta, ma successivamente «a fasi alterne» e secondo la legislazione che man mano veniva perfezionandosi si cominciò a sfruttare la vena.
Il percorso che si avviò fu lungo, complesso e continuamente in evoluzione. Gli scavi progressivamente, in base alle esigenze e al materiale in cui ci si imbatteva, si estendevano a nuove zone, si fermavano, si spostavano; le concessioni si rinnovavano insieme ai nomi di chi le conduceva, ma potevano anche interrompersi, come avvenne allo scoppio della seconda guerra mondiale. I lavori sarebbero ripresi a fine conflitto, per terminare pochi anni dopo, nel 1953.
RISANAMENTO
Complessivamente la miniera si sviluppa su 1900 metri di cui 870 agibili. La parte che interessa il risanamento è di 623 metri. Comprende un cunicolo principale di 346 metri, da cui partono gallerie secondarie con pozzi e macchinari utilizzati un tempo per le estrazioni.
IL MUSEO DELLA MINIERA
Il Museo della miniera d’oro di Sessa possiede una collezione di reperti con materiale, equipaggiamento, documenti, piani, libri contabili. Non manca il riferimento ad eventi drammatici che coinvolsero i minatori.
PROGETTO DI RECUPERO
A seguire e interpretare prima l'idea, poi la messa in opera di un progetto di recupero all'interno di una visione ampia e complessiva l'Associazione Acqua Fregia e la Fondazione Malcantone (già Ente turistico del Malcantone). «La miniera d’oro di Sessa, sottolinea l'Associazione Acqua Fregia, oltre a presentare le peculiarità della tecnica estrattiva, costituisce un importante elemento per la valorizzazione storico, culturale e turistica, non solo per il Malcantone e il Luganese, ma anche per tutto il Cantone Ticino. La miniera ripristinata costituirà un'attrattiva turistica unica nel suo genere».
APERTURA
Per la miniera sta adesso per avviarsi un nuovo viaggio. Ormai si parla di formazione di volontari che accompagnino e illustrino, di visitatori, di offerta tematica, di agganci e rilancio per altre realtà territoriali, di organizzare, proporre... Cioé si parla di apertura. Imminente. A quanto si dice, potrebbe già essere nella prossima estate. Nel frattempo, in attesa di poter accedere direttamente alla storia di un patrimonio dall'impronta unica e a ciò che ha significato quanto a rischio e sacrificio per gli uomini che vi lavorarono, alcune immagini d'archivio fornite dalla Fondazione Malcantone. (Per ampliare le foto cliccare nella loro parte centrale).
Viaggio di 2500 anni sui “sentieri del sapere”
Da martedì 21 febbraio sarà in edicola la nuova collana settimanale del Corriere della Sera sui grandi pensatori della storia. Il primo volume, dedicato ad Aristotele e curato da Roberto Radice, professore ordinario di Storia della filosofia antica all’Università Cattolica di Milano, sarà in vendita al prezzo speciale di un euro oltre il costo del giornale. Le uscite seguenti costeranno 6,90 euro più il prezzo del quotidiano.
La serie abbraccia 2500 anni di filosofia, comprende trenta testi inediti di oltre 200 pagine ciascuno e nasce in collaborazione con i principali atenei. Ogni opera contiene una selezione delle pagine più rappresentative del filosofo, un commento introduttivo e una panoramica in cui sono evidenziate le tematiche fondamentali. L'intera collana è curata da Roberto Radice.
Una grande opportunità per ogni fascia di lettore, la collana. Al di là del fascino che nomi come Voltaire, Montaigne, Erasmo, Nietzsche... hanno esercitato sulle loro epoche, delle dinamiche che la loro speculazione ha sviluppato tra socialità, politica. etica, è il riverbero nel presente e verso pluralità di "possibili" che ne fa dei caposaldi da cui non dovremmo mai prescindere, soprattutto in questi tempi sbadati, scomposti, superficiali. Perché, come scrive Pierluigi Panza nel suo articolo sul Corriere della Sera "La filosofia, il più esotico dei viaggi sui sentieri avventurosi del sapere", «Socrate ci ha insegnato a non venire meno alle nostre idee; Seneca ad essere stoici di fronte ai fatti della vita (dovrebbero conoscerlo almeno i “celoduristi”); sant’Agostino che le nostre vite possono in qualsiasi momento cambiare anche quando siamo diventati per noi stessi un problema. Dobbiamo immaginarci Gottfried Leibniz con un lungo parruccone in una biblioteca della Sassonia alle prese con numeri e infiniti, quelli che lo portarono a realizzare il primo calcolatore e da questo, via via, il computer: quindi grazie, Leibniz più che grazie Steve Jobs».
Questa una nota sull’opera del professor Radice per i nostri lettori.
Filo diretto con i filosofi
Tre anni fa, l’11 febbraio del 2014, il Corriere della Sera dava inizio alla collana Grandangolo-Filosofia che all’origine prevedeva 35 numeri, “collaterali” al giornale, ogni martedì, sotto la direzione di Armando Torno. Poi, non si sa se per amore di cultura o perché la collana risultava remunerativa, o per tutt’e due le motivazioni, la collana si protrasse fino al n. 70. Si trattava di una presentazione - semplificata ma non divulgativa - del pensiero degli autori in una veste editoriale molto innovativa e accattivante. Il Corriere, dopo una seconda serie Grandangolo-storia e Grandangolo scienza, dà inizio ad una nuova serie dal titolo “Filosofica” di livello superiore e più esigente, perché consiste in un rapporto diretto (di tipo antologico) con i testi degli autori. E’ un passo ardito, però è debitamente preparato. In ciascun libro (veri e propri libri che superano le 200 pagine) si troverà una introduzione (dal titolo “Il filosofo”) che serve a stimolare l’appetito (si intende di filosofia), una sezione dei Temi (secondo gli argomenti che compongono il pensiero del filosofo) e infine la sezione “Testi” che corrisponde al piatto forte.
Non ci sono digestivi perché la filosofia va subito in circolo.
Post scriptum:
Non sforzatevi di capire; leggete e sottolineate solo quello che vi è chiaro e vi ha colpito. Se alla fine del libro le sottolineature superano i 30 cm. siete portati alla filosofia. Se superano i due metri, telefonatemi perché siete dei geni.
Roberto Radice
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Le uscite fino a luglio 2017
Aristotele 21/2
Nietzsche 28/2
Platone 7/3
Kant 14/3
Sant'Agostino 21/3
Pascal 28/3
Socrate 4/4
Erasmo 11/4
Montaigne 18/4
Hegel 25/4
Kierkegaard 2/5
Voltaire 9/5
Spinoza 16/5
Epicuro 23/5
Sant'Anselmo30/5
Seneca 6/6
Wittgenstein 13/6
Leibniz 20/6
Plotino 27/6
Hume 4/7
Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo
Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo.
Varese, l’ultima dimora di Tutankhamon
A Varese, dopo la mostra “Pashed, l’artista del faraone”, il Museo Castiglioni di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ospita, fino al 12 febbraio 2017, la ricostruzione in scala reale della camera funeraria di Tutankhamon e la riproduzione della vita del popolo egizio di quell’epoca. L’esposizione “L’Egitto di Tutankhamon” è curata dall’etnologo, antropologo, archeologo e cineasta Angelo Castiglioni, che ha donato al Comune di Varese i reperti e gli oggetti recuperati nel corso di sessant'anni di ricerche nel continente africano.
Due gli aspetti in rilievo dell’antica civiltà: manufatti, arte plastica, strumenti di uso quotidiano e oggetti di popolazioni africane che hanno mantenuto, fino a pochi decenni fa, abitudini di vita, usanze e utensili rimasti inalterati nel corso dei millenni. La camera funeraria del giovane sovrano è stata ricostruita fin nei più piccoli dettagli con la collaborazione di egittologi, artigiani, architetti, fotografi, tecnici informatici e del colore.
Oltre all’omaggio a Tutankhamon, sono stati evidenziati gli usi, i costumi, i metodi di lavoro, gli attrezzi, gli strumenti che, sopravvissuti alla storia, sono stati raccolti dai fratelli Castiglioni nell’Africa nera degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 e documentati in un filmato che mette a confronto il passato con il presente.
Completano il percorso il racconto del complesso rito funebre dell’Egitto faraonico, lo studio di Howard Carter, l’archeologo scopritore della tomba del “Faraone bambino”, e le fotografie d’epoca della storica scoperta nel 1922.
L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Conoscere Varese di Monvalle con il patrocinio della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, ha richiesto tre anni di studi e progetti e uno per la costruzione. Alla realizzazione hanno contribuito i professori Alessandro Roccati (Università di Torino e della Sapienza di Roma), Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Zanovello (Università degli Studi di Padova).
Canton Ticino, a Rancate sculture lignee dal XII al XVIII secolo
Una carrellata di sculture di legno dal XII al XVIII secolo allestita da Mario Botta a Rancate (Mendrisio). È la mostra di madonne, crocifissi, compianti, busti, polittici e anche un presepe provenienti da musei, chiese e monasteri del territorio ticinese ed esposti dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017 alla Pinacoteca Züst.
Le opere testimoniano una tradizione artistica che raggiunse spesso vertici europei. Furono realizzate dagli stessi artisti attivi a Milano e nelle altre città dell’attuale Lombardia, ma anche nelle regioni oggi conosciute come Piemonte, Liguria, Romagna. In mostra giungono dopo una revisione e talvolta restauri eseguiti in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali cantonale.
La rassegna è stata curata da Edoardo Villata, affiancato dagli studiosi (svizzeri e italiani) Lara Calderari, Laura Damiani Cabrini, Matteo Facchi, Claudia Gaggetta, Anastasia Gilardi, don Claudio Premoli, Federica Siddi.
Informazioni: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), tel. +41(0)91.816.4791; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest.
Orari: da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18; sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18. Chiuso: il lunedì; 24, 25 e 31/12; aperto: 1/11; 8, 26/12; 1, 6/01. Biglietti: intero 10 chf (si accettano euro); ridotto (pensionati, studenti, gruppi) 8. Visite guidate anche fuori orario su prenotazione.
Cerro di Laveno, con il Midec le Giornate Europee del Patrimonio
Nuova iniziativa il 24 e 25 settembre del Museo internazionale design ceramico, secondo lo spirito «Conoscere il nostro patrimonio promuove la creatività e la curiosità, il senso critico e l’affettività, l’appartenenza e la partecipazione attiva a ciò che ci circonda». Il Midec parteciperà infatti alle “Giornate Europee del Patrimonio” promosse dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Il tema scelto per l’edizione #GEP2016, per iniziativa del Consiglio d’Europa, è la partecipazione al patrimonio. A Cerro di Laveno-Palazzo Perabò saranno diverse le attività e visite guidate che i visitatori avranno a disposizione.
Così il programma
Sabato e domenica alle 15-16-17, visite guidate alla collezione del museo a cura di guide volontarie dell’Associazione Amici del MIDeC.
Sarà possibile ammirare la ricca collezione permanente che raccoglie opere provenienti per lo più dalla Società Ceramica Italiana-Richard Ginori di Laveno, scoprire alcuni degli oggetti più importanti delle collezioni e rivivere la storia industriale delle ceramiche lavenesi attraverso un filmato con immagini storiche di luoghi, momenti e persone provenienti dall’archivio Beltrami.
Si potrà inoltre visitare la mostra temporanea “Antò” che mette in scena l’attività degli ultimi cinque anni di Antonia Campi e Antonella Ravagli, dal 2011 al 2015. L’acronimo Antò si deve proprio ad Antonia (Neto per gli amici) Campi e sigilla l’incontro, il confronto e il lavoro tra l’artista/designer valtellinese (ma di fatto “cittadina” di Laveno per decenni) con Antonella Ravagli, ceramista faentina (classe 1963). La mostra “Antò” è visitabile anche da non udenti perché corredata di filmati didattici con la traduzione in LIS (lingua dei segni).
Costo: visita guidata gratuita + biglietto di ingresso 5 euro per adulti, 3 per studenti e over 65.
Sabato 24 settembre alle 10, laboratorio creativo adulti e bambini a partire dai 6 anni: “Parole con-crete” a cura di Tiziana Figus; visita alla mostra “Antò” e a seguire gioco con lettere e parole e decorazione della propria originale opera in argilla. Costo 5 euro a partecipante.
Domenica 25 settembre alle 10, laboratorio didattico per adulti e bambini a partire dai 6 anni: ”Ceramica e natura” a cura di Sarah dalla Costa; visita alle opere di Antonia Campi della collezione permanent; a seguire si potranno realizzare piccoli oggetti d’uso quotidiano in argilla ispirati alla natura. Costo 7 euro a partecipante.
Sismi, tra Lombardia e Piemonte un "grande fratello" satellitare per mappare territorio
Permette a professionisti, ingegneri e architetti di rendere precise al millimetro le misurazioni geografiche e topografiche direttamente sul territorio. È lo Spin Gnss (Servizio di Posizionamento Interregionale Gnss), un megaosservatorio satellitare ipertecnologico, realizzato in collaborazione tra Regione Lombardia e Regione Piemonte.
Lo ha presentato a Milano il 14 settembre l’assessora regionale al territorio, Viviana Beccalossi, nel corso di un seminario a Palazzo Lombardia.
Questa sorta di 'Grande Fratello' è composta da 30 stazioni permanenti, di cui 15 lombarde e 15 piemontesi. Le stazioni permanenti Gnss sono dotate di ricevitori geodetici multicostellazione aperti all'uso delle costellazioni Gps e Glonass e delle future costellazioni Galileo e Compass.
GRANDI ANTENNE IN ACCIAIO
Ciascun ricevitore è collegato a un'antenna Gnss calibrata individualmente. La monumentazione delle antenne è stata realizzata utilizzando pali in acciaio inossidabile o in calcestruzzo, ancorati alle strutture portanti degli edifici pubblici che ospitano le stazioni.
I "Grandi Occhi" satellitari sono a disposizione della collettività, degli operatori professionali, pubblici e privati, che debbano effettuare misure Gnss per rilievi topografici, cartografici e catastali, per monitoraggi degli spostamenti delle opere infrastrutturali e dei versanti, e per la corretta geolocalizzazione degli oggetti che popolano le banche dati territoriali.
VERSO IL FASCICOLO DEL FABBRICATO
Il progetto è importante e innovativo. Secondo Beccalossi, la 'messa a sistema' delle conoscenze territoriali è alla base della prevenzione dei rischi e della gestione di eventi catastrofici.
«Ricordo – ha dichiarato l’assessora - che dopo i tragici eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia si torna a parlare dell'importanza del fascicolo del fabbricato, documento che raccoglie tutte le informazioni sull'edificio, come la mappatura e la collocazione geografica. Ebbene, in questo caso la precisione e la qualità del dato sono davvero importanti. Lo Spin Gnss fornirà informazioni di una precisione che rasenta la perfezione».
INTERVENTO - Castiglione Olona, il Comune lancia un appello per completare il recupero dei cicli pittorici di Palazzo Branda Castiglioni
Il governo Renzi ha deciso di lanciare una campagna che coinvolge i cittadini nel proporre un luogo culturale da recuperare o salvaguardare allo scopo di restituirlo alla propria città. Per far questo ha creato l’indirizzo mail bellezza@governo.it tramite il quale è possibile scrivere, entro il 31 maggio, segnalando il bene storico/artistico meritevole di essere valorizzato, accompagnato da una breve motivazione. Una commissione ad hoc valuterà le richieste ricevute ed indicherà le realtà che necessitano maggiormente di essere finanziate.
Di fronte a questa grossa opportunità, Palazzo Branda Castiglioni non può restare indifferente e chiede un piccolissimo ma concreto e sostanzioso aiuto al fine di poter riportare l’intera ala ‘300 esclusa dal percorso museale al suo originale splendore. Un primo intervento stratigrafico con saggi alle pareti eseguito sotto la direzione della Soprintendenza milanese ha infatti portato alla luce quelli che potrebbero essere dei cicli pittorici appartenuti al periodo del Cardinale Branda Castiglioni (Sec. XV).
Un pool di esperti del ministero per i Beni e le Attività Culturali, coadiuvati da qualificati collaboratori del settore, hanno confermato la validità dei ritrovamenti e sono già stati avviati i contatti con la direzione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per studiare un approfondito piano d’intervento.
«Ci troviamo ad affrontare – spiega l’assessora alla Cultura Graziella Magnoni – quello che potrebbe essere un importante ritrovamento pittorico in grado di incrementare il patrimonio storico artistico nazionale. La situazione venutasi a creare è simile a ciò che accadde in questo edificio nel 1982 quanto, partendo da una semplice ricerca stratigrafica, riportammo alla luce la Cappella di San Martino attribuita dai massimi studiosi internazionali a Lorenzo di Pietro detto “il Vecchietta” e considerata tutt’ora uno dei principali ritrovamenti del primo Rinascimento italiano».
Il Comune di Castiglione Olona non ha risorse economiche per poter finanziare l’intervento ed è per questo che lancia l’appello ed invita tutti a scrivere all’indirizzo e-mail bellezza@governo.it copia/incollando la seguente frase:
“Il palazzo del cardinale Branda Castiglioni in Castiglione Olona (Sec. XIV-XV) non smette di stupirci. Sappiamo che cicli pittorici di grande valore sono stati coperti nei secoli passati. Aiutateci a riportarli al loro antico splendore. Masolino da Panicale e il Vecchietta ci lanciano il loro appello per restituire al Palazzo del cardinale Branda il giusto valore ed il posto che merita nella storia dell’arte italiana”.
Musei Civici Castiglione Olona








