Edizione n.21 di mercoledì 17 giugno 2026

Prima pagina

Lombardia, incontro tra Maroni e Manuele Bertoli (Canton Ticino)

Maroni e Bertoli

Rapporti bilaterali, questione frontalieri, linea Arcisate-Stabio, riunione del 1° e 2 dicembre prossimi di tutti i presidenti delle 48 Regioni che costituiranno la Macroregione delle Alpi. Questi alcuni temi trattati da Regione Lombardia e Canton Ticino nell’incontro del 5 novembre a Palazzo Lombardia.
Il governatore Roberto Maroni era accompagnato dall'assessore alle Infrastrutture e Mobilità Alberto Cavalli e dal sottosegretario Ugo Parolo. Da Bellinzona il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Manuele Bertoli, è arrivato insieme con il delegato di Stato per i Rapporti transfrontalieri e internazionali, Francesco Quattrini.
In foto: il presidente della Regione Roberto Maroni e il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino Manuele Bertoli a Palazzo Lombardia 

Laveno Mombello, l’Arma ricorda il carabiniere Giorgio Vanoli

A Laveno Mombello, mercoledì 29 ottobre, l’Arma ha ricordato il carabiniere scelto Medaglia d’oro al merito civile Giorgio Vanoli. Morì a Varese il 6 giugno 1993 nel corso di un inseguimento di malviventi ed è stato insignito di medaglia d’oro al merito civile il 18 febbraio 2009.
Cornice della celebrazione, svoltasi nella chiesa Santa Maria in Cà Deserta, erano il bicentenario di fondazione dell’Arma e le Giornate commemorative dei decorati. Erano presenti il comandante della Legione Carabinieri Lombardia, generale di brigata Ciro D’Angelo, il comandante provinciale carabinieri di Varese, colonnello Alessandro De Angelis, il maggiore Gianluigi Bevacqua del comando provinciale, il comandante della compagnia carabinieri di Luino, capitano Francesco Spera, il sindaco di Laveno Mombello Graziella Giacon, la vedova Cristina Ragazzi, la sorella Manuela Vanoli e altri familiari del decorato, oltre a una rappresentanza di colleghi, autorità locali e rappresentanti delle associazioni nazionali carabinieri di Luino, Ponte Tresa, Castelveccana e Cuvio.
Al termine della messa, concelebrata dal cappellano militare Severino Mottironi e dal parroco Don Carlo Manfredi, è stata consegnata alla vedova del carabiniere, detentrice della medaglia, un’attestazione di riconoscenza da parte del generale Ciro D’Angelo. La cerimonia si è poi conclusa con il trasferimento nell’annesso cimitero, ove è stato deposto un mazzo di fiori sulla tomba del decorato e resi gli onori da un picchetto di carabinieri.
Il carabiniere scelto Giorgio Vanoli morì a Varese il 6 giugno 1993 durante un inseguimento. Così l’Arma rese omaggio al suo sacrificio: «Componente di pattuglia automontata, nel corso di un servizio perlustrativo, intercettava due malviventi che, dopo aver perpetrato un furto, si erano dati a precipitosa fuga. Con spiccato senso del dovere e cosciente sprezzo del pericolo, effettuava un prolungato inseguimento, evitando le reiterate e rischiose manovre evasive dei fuggitivi, i quali provocavano un sinistro stradale che causava il decesso del militare. Chiaro esempio di elette virtù civiche ed altissimo senso del dovere portato fino all'estremo sacrificio. 6 giugno 1993 – Varese».  

Italia-Svizzera, programma di cooperazione bloccato e no ticinese a Expo

La Svizzera non è più interessata al programma Interreg con l’Italia e la Lombardia vede sfumare 60 milioni di euro – Iniziative Pd a livello regionale e comunitario

Spirano sempre più frequentemente venti freddi dalla Svizzera verso l’Italia. Domenica 28 settembre il Canton Ticino ha detto no nel referendum sul finanziamento per Expo. Ed ecco il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni: «Io naturalmente rispetto sempre il voto del popolo, ma il risultato per noi è influente, perché la Svizzera parteciperà comunque a Expo. Penso sia un segnale negativo per il Canton Ticino perché Expo è una grande opportunità e noi vogliamo fare grandi cose con la Svizzera, i Grigioni e il Ticino stesso. Se il Canton Ticino non è interessato, ci rivolgeremo ad altri».
Senza andare alla campagna antitaliana di qualche anno fa, Svizzera e Canton Ticino hanno appena storto il naso verso l’Italia anche sulla continuazione del programma Interreg. «La Svizzera pare sempre meno propensa alla cooperazione transfrontaliera con l’Italia e i più freddi sarebbero i ticinesi. Il nuovo programma Interreg è bloccato e la Lombardia perde completamente 60 milioni di euro». Parola del consigliere regionale della Lombardia Alessandro Alfieri.
RESISTENZE ELVETICHE
Il motivo del contendere sarebbe l’impegno finanziario. In questo momento, da parte dell’Italia, quindi della Ue, è di circa 100 milioni di euro; da parte Svizzera di circa 7. Spiega Alfieri: «L’Europa ha chiesto ragione dello squilibrio e la Confederazione ha risposto che il suo interesse attuale va ad altre iniziative e che comunque possono aumentare l’impegno nell’Interreg sino alla cifra massima di 10 milioni». Per l’Italia una siffatta proposta è risultata irricevibile e, di conseguenza, non ha presentato la proposta alla Ue entro il termine del 22 settembre.
«Le resistenze elvetiche al rinnovo dell’accordo», ha ricordato Alfieri, «sono state denunciate dal delegato della Camera di commercio italiana per il Canton Ticino e i più freddi sono stati sicuramente i ticinesi». Svizzera contro il resto del mondo? Nient’affatto. «Alla Svizzera non interessa più questo genere di cooperazione con l’Italia, ma con altri stati confinanti» aggiunge Alfieri. «Con la Francia continua a mantenere ottimi rapporti, visto che mette 60 milioni di euro a fronte degli 80 che vengono dall’altro lato del confine».
DANNEGGIATA LA LOMBARDIA
L’atteggiamento svizzero riguarda tutte le regioni italiane, ma, a patirne le conseguenze, è soprattutto la Lombardia. «Il Piemonte, rileva Alfieri, può attivarsi in progetti con la Francia, così come la Provincia di Bolzano con l’Austria. Ma la Lombardia non ha altri partner e perde completamente i 60 milioni di euro di risorse che si presumevano disponibili sul territorio grazie al nuovo Interreg».
Il problema sarà affrontato a livello non solo regionale, ma anche europeo. A Milano Alfieri chiederà una riunione urgente delle commissioni dell’assemblea regionale. A Bruxelles, invece, gli europarlamentari lombardi del Partito democratico Alessia Mosca e Luigi Morgano hanno già presentato un'interrogazione urgente alla Commissione europea per chiedere come intenda muoversi in questo contesto e fare pressione sulla Svizzera per salvare il programma e tutelare la Regione Lombardia. 

Unione Europea, 8 insegnanti su 10 si ritengono sottovalutati

All'indagine dell’Ocse sono stati interessati anche 15 paesi extracomunitari

Sono abbastanza pochi, soprattutto quelli per alunni con esigenze educative particolari. In gran parte si dichiarano soddisfatti del lavoro (90%), ma ritengono che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società (81%). Si considerano adeguatamente qualificati, ma non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Questo il profilo di oltre un terzo di insegnanti nell’Unione Europea tracciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
La seconda indagine internazionale sull'insegnamento e l'apprendimento (Talis) si basa su un questionario inviato a insegnanti e dirigenti scolastici del ciclo secondario inferiore. Hanno risposto oltre 55000 insegnanti di 3.300 scuole di 19 paesi e regioni dell’Unione Europea (BE, BG, ES, CZ, CY, DK, EE, FI, FR, HR, IT, LV, NL, PL, PT, RO, SE, SK, UK) e circa altrettanti di altre 15 nazioni (Stati Uniti, Australia, Brasile, Cile, Serbia, Singapore, Islanda, Israele, Giappone, Malaysia, Corea del Sud, Messico, Norvegia, Abu Dhabi e Alberta in Canada). Il dato complessivo di circa 110.000 risposte rappresenta, secondo le stime, una popolazione di quasi 4 milioni di insegnanti.
Più di un terzo degli insegnanti dell'Unione europea lavora in strutture scolastiche carenti di personale qualificato e quasi la metà dei dirigenti scolastici segnala la mancanza di personale docente per alunni con esigenze educative particolari. Quasi il 90% degli insegnanti dell'UE si dichiara soddisfatto del lavoro che svolge, ma l'81% ritiene che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società. Anche se si considerano adeguatamente qualificati per esercitare la loro professione, non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Gli insegnanti tendono a sentirsi più preparati a svolgere il loro lavoro quando la loro istruzione formale comprende una combinazione di contenuti, di pedagogia e di didattica, con tirocini in classe per le materie che essi insegnano. Circa il 40% dei dirigenti scolastici rileva che nei loro istituti mancano programmi formali di avviamento o di sostegno a inizio carriera. Il 15% degli insegnanti dichiara di non aver partecipato ad attività di sviluppo professionale nell'anno trascorso. Circa il 50% degli insegnanti non assiste a lezioni impartite da altri e circa il 20% non prende mai parte a corsi di apprendimento collaborativo.
Il nuovo programma dell'UE per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (Erasmus +, 2014-2020) offre borse per scambi di insegnanti, destinate a migliorare lo sviluppo professionale, e sostiene partenariati tra scuole, università e istituti di formazione degli insegnanti al fine di sviluppare approcci innovativi all'insegnamento. Grazie alla rete di scuole eTwinning, gli insegnanti possono scambiare idee con i loro omologhi di tutta Europa. 

Canton Ticino, prove tecniche della ferrovia Mendrisio–Stabio (–Varese)

Stabio, fermata, rendering FFS

Da parte italiana ancora si discute sullo smaltimento di scavi inquinanti e sui tempi di realizzazione, da parte svizzera invece partono pure le prove d’esercizio. Lunedì 23 giugno, da Mendrisio fino al confine italiano, sarà messa in esercizio tecnicamente la nuova linea ferroviaria che dovrebbe proseguire per Varese e Malpensa.
La tratta sarà messa sotto tensione e gestita direttamente dai collaboratori della Centrale d’esercizio Sud di Pollegio. Dall’autunno poi i treni della TILO vi effettueranno i test di collaudo. La messa in esercizio commerciale della linea S40, esclusivamente nelle ore di punta fino alla nuova Fermata di Stabio, è prevista dal prossimo cambio d’orario del 14 dicembre 2014.
Le Ferrovie Federali Svizzere hanno terminato le principali opere di genio civile e tecnica ferroviaria nei tempi e costi preventivati, mettendo così la linea a disposizione della circolazione dei treni. Le opere di tecnica ferroviaria sono state ultimate a inizio giugno mentre la fermata di Stabio sarà dotata dell’arredo definitivo nel corso dell’autunno 2014.
Anche le principali opere di genio civile si sono concluse nei tempi e costi preventivati. Il passaggio a livello di “Stabio-Via Mulino” sarà attivato in concomitanza con la messa in esercizio tecnica il 23 giugno 2014.
Nei prossimi mesi si procederà alla finitura dei diversi manufatti e dei rilevati ferroviari e all’ultimazione della rotonda in corrispondenza della Via Puntasei di Stabio. 

Creva, le immagini del corridoio ittico tra i laghi Ceresio e Verbano

Alcuni scatti fotografici sulla diga di Creva dove lunedì 5 maggio è stato inaugurato il passaggio artificiale per la rotta migratoria dei pesci più in alto d'Europa.  La realizzazione del passaggio per la fauna ittica, oltre ad aprire un vitale corridoio tra il lago di Lugano e il lago Maggiore attraverso il fiume Tresa, si inserisce nel progetto Life.Con.Flu.Po, che riaprirà il corridoio fluviale Ceresio-Tresa-Verbano-Ticino-Po-mare Adriatico-Oceano Atlantico. Articolo e dettagli cliccando in Sezione Cronaca di Luino.

Sacro Monte di Varese, riapre la Casa Museo Pogliaghi, lo scultore del Portale del Duomo

La Casa Museo di Lodovico Pogliaghi, al Sacro Monte di Varese, dal 10 maggio torna alla collettività. Il pubblico potrà dopo 23 anni inoltrarsi nella splendida dimora, luogo d'arte e di pensiero, che Pogliaghi, affascinato dalla bellezza dei luoghi, predispose come propria abitazione. La colmò di sé stesso, di eclettica genialità artistica e di quella storia che prediligeva. Testimonianza di ciò sono, oltre la progettazione delle strutture, le collezioni che popolano la casa, dall'archeologia al Liberty, dal sacro al profano, dall'Oriente all'Occidente.
Il visitatore ammirerà reperti egizi, etruschi e di epoca greco-romana, opere del Rinascimento e di epoca barocca (anche statue lignee del XV e XVI secolo, una scultura del Giambologna e tele di Procaccini, Magnasco e Morazzone), una ricca collezione di tessuti antichi europei e asiatici, arredi... Una messe complessa ed evocativa.
Nato a Milano nel gennaio 1857 dall’ingegnere ferroviario Giuseppe Pogliaghi e da Luigia Merli, entrambi appartenenti a colte famiglie borghesi milanesi, Pogliaghi frequentò il Liceo Parini di Milano per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove fu suo professore Giuseppe Bertini. Fantasia, facilità di esecuzione, ordine e dedizione caratterizzarono la sua opera. Ai dipinti giovanili a carattere religioso e storico – nonché al restauro e alla decorazione di nobili dimore – affiancò presto la produzione scultorea (suo capolavoro il Portale del Duomo di Milano), ambito che più gli riuscì congeniale. Si applicò con finezza ed eleganza anche alla grafica, alla glittica, all’oreficeria e all’arte vetraria. Fu insegnante d’ornato a Brera dal 1891 e fece parte dei più validi consessi artistici. Proprio i gessi della Porta del Duomo di Milano, a grandezza naturale, accolgono nella sala principale della Casa Museo al Sacro Monte. Con essi altri lavori realizzati fino al 1950, anno di morte.


La riapertura avviene per volontà della proprietà, la  Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Fondata nel 1607 dal cardinale Federico Borromeo l'istituzione comprende una Accademia di studi a livello mondiale diretta dal prefetto (mons. Franco Buzzi) e coordinata da un Collegio dei Dottori, una pinacoteca tra le più importanti al mondo (si pensi solo al Codice Atlantico di Leonardo), una straordinaria biblioteca. Il finanziamento per il restauro e la messa in sicurezza degli ambienti (100.000 euro ) si deve alla Regione Lombardia nell'ambito di una più ampia valorizzazione del Patrimonio Unesco dei Sacri Monti di Lombardia e Piemonte.


«Questo luogo incantevole – ha sottolineato lunedì 5 l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione durante l'inaugurazione - ha diversi importanti significati. Tra essi quello di valorizzazione dei luoghi spirituali presenti sul territorio lombardo. Stiamo portando avanti infatti anche una progettualità, in vista di Expo e del dopo Expo, in cui sono presenti, oltre i Sacri Monti, le Vie della Fede di Lecco, la Via Francigena, il Cammino di Sant'Agostino».
«La riapertura delle collezioni della Casa Museo Pogliaghi sostenuta dal costante e appassionato lavoro della Fondazione Pogliaghi - spiega la la Veneranda Biblioteca Ambrosiana nel presentare l'evento- contribuisce a valorizzare la storia e l’attrattività turistica del Sacro Monte di Varese, creando una più stretta connessione con la città di Milano in vista della prossima apertura di Expo 2015. La Casa Museo Lodovico Pogliaghi si aggiunge ad altri luoghi di grande rilevanza culturale nell’ambito della Provincia di Varese. Per questi si auspica la costituzione di una rete di percorribilità e fruibilità turistica, che già si disegna tra gli enti riferiti alla Diocesi di Milano».
La conclusione dell'iter che ha condotto alla riapertura segna così il punto di incontro con la intenzioni stesse di Pogliaghi. La Fondazione infatti fu da lui creata al momento della donazione alla Santa Sede della villa, in modo da coadiuvare la Biblioteca Ambrosiana nella conservazione della casa e delle raccolte.

APERTURA AL PUBBLICO - La Casa Museo Pogliaghi (Via Beata Giuliana 5, Santa Maria del Monte in Varese ) resterà aperta e visitabile dalle 9 alle 18 il sabato e la domenica e su appuntamento durante la settimana. Per l'accesso alle collezioni è previsto un biglietto d'ingresso di 4 euro (biglietto ridotto a 3 euro per studenti in visita di scolastica e gruppi, biglietto famiglia per due adulti e due bambini a 10 euro). È stato inoltre stipulato un accordo con il vicino Museo Baroffo, per permettere ai visitatori del Sacro Monte di accedere ad entrambi i musei usufruendo di un biglietto cumulativo di 5 euro.
INFO A partire dal 10 maggio 2014. info@casamuseopogliaghi.it 328.8377206 Twitter @CasaPogliaghi  

Mostra di Bernardino Luini (Milano, palazzo Reale, dal 10 aprile). Inaugurazione, Questioni di famiglia

9 aprile, ore 19.30. Piacevole, e a tratti insolito, buonumore milanese: sarà l’effervescenza delle idee del Salone del mobile, che riempie la città; sarà la grande attesa per la mostra (dopo così tanti anni da quella luinese); o forse sarà il cielo azzurro, come azzurro sa essere il cielo di Lombardia quando i tempi delle stagioni vengono rispettati. E, in questa sospesa atmosfera ambrosiana, pare proprio rispettato l’annuncio di una tersa primavera; e, con questa, di quel palpitante istante in cui si sciolgono i nodi e le tensioni legate a una lunga riflessione storico-critica e a un’altrettanto lunga ed estenuante costruzione del ‘grande evento’.
Il tempo dell’attesa è finito. Entriamo.
Come da programma, questa visita è per noi solo l’occasione per farci un’idea non troppo impegnativa della rassegna. L’occhio, preavvertito, cerca nel contrasto tra il bianco e il grigio sfumato delle strutture che ospitano, rispettivamente, i lavori di Luini e quelli di tutti gli altri. Pregustiamo i lavori del ‘maestro’, tra riconoscimenti e novità di segno e di contenuto. Cerchiamo i suoi ‘compagni’ d’arte e di vita: Lotto, Bramantino, Solario; Leonardo, soprattutto, la cui ‘Scapigliata’ sarà lì in mostra, da Parma, solo fino al 4 maggio. Rivediamo emozionati le Ragazze al bagno in mostra nel ’75 a Luino (precisando, non solo per vantare una certa giovane età, che non le abbiamo ammirate durante l’evento luinese, ma alla Pinacoteca di Brera). Gustiamo con calma la Sala delle Cariatidi nella quale, tra ricchi apparati decorativi, specchi e finestre, va in scena per sommi capi, la parabola della bottega Luini. Felici del privilegio di essere ormai quasi soli davanti al ‘nostro’, tentiamo di registrare quel dialogo che le opere sembrano aver avviato con lo spazio circostante: un dialogo a tratti di accoglienza e di sincerità reciproca a tratti di raffinatissima e cortese sfida. Non dimenticando, come precisato anche dal direttore di Palazzo Reale, l’esistenza, sul fondo, di un legame ‘affettivo’ tra Luini e la sede che ora nuovamente lo ospita: qui le Ragazze al bagno fecero bella mostra di sé al mondo da quando furono strappate (sono un affresco) dai muri di villa Rabia a Sesto S.G., nei primi dell’800.
Ci dedicheremo, prestissimo, alla visita, quella impegnativa. Ora abbiamo un’idea più precisa di quello che ci aspetta: i Luini, padre e figli, l’Aurelio in particolare, “che si prende sulle spalle il compito di affrontare i demoni del Manierismo” oltre che il peso di una legittima quanto complicata eredità.
Al Luini eravamo già particolarmente affezionati ma ora sta proprio diventando una questione di famiglia.
(a proposito dei 140 caratteri: promessa non mantenuta, lo ammettiamo, senza troppi sensi di colpa. Basterebbero solo per ricordare che la mostra è aperta fino al 13 luglio e che tutte le informazioni sono sul sito www.mostraluini.it)
Federico Crimi e Tiziana Zanetti 

Milano, Bernardino Luini e i suoi figli

Dal 10 aprile al 13 luglio a Palazzo Reale una mostra sul pittore di Dumenza, 39 anni dopo quella di Luino
il poster di Luino del 1975
manifesto prossima mostra su Bernardino Luini

39 anni dopo l’esposizione dedicata nel 1975 a Sacro e profano nella pittura di Bernardino Luini, arditamente allestita in un rivoluzionato Palazzo Verbania, dal 10 aprile al 13 luglio a Milano (Palazzo Reale) si torna su quello che, forse, fu il più noto pittore del rinascimento in terra lombarda. Tra allora e oggi una cosa, di sicuro, è cambiata: si è scoperto che Luini, sempre supposto luinese, luinese non era, ma quasi. Facendo Scappi di cognome, sarebbe nato a Dumenza nel 1481 o giù di lì, figlio di Giovanni e, per nonno (Bernardo), uno dei tanti magister di valle.
DICERIE E RICERCHE
Così, finalmente, dal 1993, grazie alla scrupolosa ricerca di Vittorio Pini e Grazioso Pisoni, s’è potuto gettare luce su una biografia altrimenti poco nota. Troncando, di netto, tutte quelle dicerie sul ‘nostro’ che si erano alimentate in oltre un secolo di pagine tanto elogiative, quanto acritiche: chi l’immaginava (è il caso di un romanzetto di metà ’800) un poco licenzioso durante il soggiorno nella villa Pelucca, a Sesto S.G., dove lasciò un ciclo d’affreschi (1513-14 ca.) che è opera sua più celebre; chi lo pensava attaccabrighe e violento, tanto che la Crocifissione sul tramezzo in S. Maria degli Angeli a Lugano (1529) sarebbe stato frutto del forzato ritiro nell’attiguo convento, per sfuggire a chissà quali misfatti.
RASSEGNE MONOGRAFICHE DA COMO A MILANO
Con un elenco di fan sterminato (forse anche la Regina Vittoria, alla quale sarebbe sfumato l’acquisto dell’angelica pala in S. Magno a Legnano, del 1523 ca.), la figura di Luini s’è scontrata, alla svolta del ’900, con l’affinarsi degli strumenti critici e con l’affiorare, a volte dall’oblio, d’altri contemporanei degni di massima lode: tanto da rischiare di divenire, per alcuni, puro esecutore d’altrui sperimentazioni.
Così, dimentichi del maestro d’affetti infusi in soavi Madonne con Gesù bambino, degli elogi di Stendhal, Ruskin e Balzac, il ‘nostro’ arrivò al 1953 quando, finalmente, gli fu dedicata una rassegna monografica a Como, la prima. Il prezioso catalogo, curato da Angela Ottino Della Chiesa, affrontò con taglio analitico un’opera vasta e importante, ancorché concentrata tra il 1507 (oggi si retrocede al 1501) e il 1532, anno in cui la morte, forse nel capoluogo lombardo, arrestò “la sua terrena opera di poesia”.
CURATORI E ALLESTIMENTO
La mostra attuale ricalca quell’ambizioso progetto, non quello luinese, concentrato com’era su aspetti specifici dell’opera di Luini. Sarà certamente occasione per nuove esegesi di sicuro valore e innovative angolazioni di lettura, aperte a futuri studi, com’è nella tradizione dei curatori, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, già autori (per stare nei pressi) del ‘visitatissimo’ allestimento dedicato al Rinascimento nelle terre ticinesi, alla Züst di Rancate (2010; con Marco Tanzi).
Ben 12 le sezioni che si dispiegheranno nell’intero primo piano di Palazzo Reale, Sala delle cariatidi inclusa. L’allestimento ‘di grido’, affidato a Piero Lissoni, giocherà su nette cromie per richiamare, di volta in volta, i paralleli con l’opera di: Boltraffio, Gaudenzio Ferrari, Caroto, Cesare da Sesto, Lotto, ecc. Bramantino, soprattutto, la cui Sacra Famiglia (da Brera) illumina sulle evoluzioni luinesche nella citata Pelucca, ciclo che (nelle cromie uscite dal restauro del 1992, curato da Pinin Brambilla e sorvegliato da Maria Teresa Binaghi Olivari) sarà presente nei grandi capisaldi, dal ‘volo fatato’ di S. Caterina alle ultra-note Bagnanti.
OLTRE 200 TRA RECUPERI E PRESTITI
Oltre 200, tra recuperi in collezioni private e prestiti internazionali. Ecco il concatenarsi delle sezioni: la formazione, con quell’escursione in Veneto che è tra i capitoli fondanti della peculiare maniera luinesca; il ritorno a Milano e gli anni dieci (tra la pacata monumentalità di Zenale e Andrea Solario, colui che precisò il ‘tipo’ Madonna con Gesù bambino, sublimato da Luini nella versione ‘con roseto’, icona di questa rassegna) e venti; le complesse iconografie dei cicli sacri e profani, specchio dell’anima inquieta di Milano assediata dai Francesi; la superba parabola dei ritratti (ci sono tutti e tre i più famosi, superstiti di una produzione falcidiata nel tempo) culminate nei ‘tondi’ dei volti degli Sforza, riproposti con simulazione della disposizione originaria, quant’erano nella casa degli Atellani (ora sono al Castello Sforzesco); le sale dedicate al ‘dopo Roma’; la sintesi di una “formula di successo” (1525-30): Gesù bambino con l’agnello; la più popolare tra le Salomé (dagli Uffizi; in paragone con La scapigliata, bozzetto autografo di Leonardo); la Venere di Washington, recante, sullo sfondo, “il più trasfigurato paesaggio che Luini abbia dipinto” (Ottino).
EREDITÀ
Si arriva alla sez. 12., stimolante come mai: l’eredità. Non solo i figli (tra cui la fa da padrone Aurelio), ma un’indagine sull’insistente protrarsi per buona parte del ’500 di una ‘autorità’ Luini, come comprova (per stare in valle) il suo determinante influsso nel recidere di netto le formule gotiche, reiterate per secoli, d’attardate botteghe di ‘madonnari’. Ne sia d’esempio, in mostra, la pala di Bartolomeo da Ponte Tresa, il cui capolavoro sta racchiuso nel ciclo affrescato qui vicino, in S. Antonio abate a Viconago (una poderosa monografia su Cadegliano e sulla chiesetta è stata presentata giusto sabato passato). Luini che apre, persino, ai Campi e a Simone Peterzano (Pentecoste, 1580 ca.). E da Peterzano, si sa, s’arriva a Caravaggio. Che sia vero che “chi dice Luini, dice Lombardia”?
5.855 caratteri! La prossima volta staremo nei mitici 140. Primo cinguettio: inaugurazione 9 aprile. Poi lasceremo più ampio spazio al Luini, grazie ad un’intervista che, ci auguriamo, i curatori vorranno concederci. Nessun surrogato informatico, invece, abbiamo in mente che sostituisca una visita, dal vero, alla poetica arte del ‘nostro’.
Federico Crimi e Tiziana Zanetti

Nelle foto:
1) Manifesto della mostra su Bernardino Luini a Luino nel 1975;
2) Manifesto della mostra su Bernardino Luini a Milano dal 10 aprile al 13 luglio 2014 

Piazza Scala, al maestro Abbado l'ultimo saluto della Milano democratica nel Giorno della memoria

Piazza Scala per Abbado 27 gennaio 2014

Lunedì 27 gennaio, in un tardo pomeriggio molto milanese - freddo ma non freddissimo, umido ma sopportabilmente -, molto milanese non solo per le temperature ma anche perché la popolazione - dai luoghi comuni spesso dipinta tiepida se non freddina, frettolosa, quasi distratta nel suo essere gran produttrice di lavoro - ha fatto quello che sempre ha fatto nei tempi storici della sua anima, s'è raccolta. Chi poteva, fisicamente; col sentimento, un'altra infinità. Migliaia di persone – si dice più di ottomila – sono accorse nella piazza icona di Milano, davanti al Teatro alla Scala, le strade del centro chiuse al traffico.
Milano, e con lei l'Italia, qui davano il loro saluto al maestro Claudio Abbado, scomparso il 20 gennaio. A teatro vuoto e porte aperte, come vuole la tradizione scaligera nei confronti dei suoi direttori musicali. In modo che la musica che non conosce confini ed è di tutti su tutti fluisca, senza discriminazioni.

La piazza ha indossato il suo colore d'imbrunire invernale e qualcosa di più, una rete di fili simbolici intrecciati stretti stretti in sentimento di unità e appartenenza. Perché il 27 gennaio è anche il Giorno della Memoria, in cui si ricordano le vittime della Shoah e la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Abbado, uomo di libertà e democrazia, si è spento a Bologna, città profondamente antifascista. A dirigere la Filarmonica nella Marcia funebre dalla terza Sinfonia "Eroica" di Beethoven era quel prodigioso Daniel Barenboim, di origini ebraiche, capace di creare una orchestra-mito, la West-Eastern Divan Orchestra, interamente composta da musicisti arabi e israeliani. Al di là di confini, muri, fili spinati.
«Abbado, per sempre», ha scritto sul suo sito il Teatro alla Scala, e poi: «Claudio Abbado ci ha lasciati. Ma alla Scala resterà per sempre. Questo è il suo Teatro: il luogo in cui rimane, concreto e tangibile, il segno del direttore senza confini, del musicista senza preconcetti, dell’uomo di teatro pronto a rischiare, dell’uomo di pensiero aperto al mondo». Tangibile segno.
Nella stessa giornata, e nei giorni precedenti, ex deportati, i coraggiosi Testimoni della Memoria - si chiamano Sami Modiano, Piero Terracina, Stella Levi, Lello Di Segni, Rosa Hannan, Nedo Fiano... - hanno percorso vie, rivisitato testimonianze, incontrato scolaresche, accompagnato persone di ogni ceto ed età perché vedessero di quanto orrore si sono nutriti nazismo e fascismo. Anche loro, i Testimoni della Memoria, sono "tangibile segno". Ogni volta che ricominciano a spiegare rivivono quei lutti, la privazione, la morte, indossano il colore d'imbrunire invernale sul quale però ora non c'è più quello della solitudine.
Elena Ciuti

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