Edizione n.21 di mercoledì 17 giugno 2026

Prima pagina

Laveno Mombello, progetti per l’ex Società Ceramica Italiana

In mostra le proposte di 40 studenti del Politecnico di Milano

A Cerro di Laveno Mombello (Varese), dal 18 giugno al 2 luglio 2017, saranno esposte a Palazzo Perabò le proposte di riqualificazione dello stabilimento ex Società Ceramica Italiana di Laveno Mombello, che fu progettato dall’architetto Piero Portaluppi fra il 1924 e il 1926. Gli elaborati sono opera del Laboratorio di progettazione dell’Architettura degli interni corso di laurea in Progettazione dell’Architettura | Scuola AUIC | Politecnico di Milano.
La mostra “Un Landmark per Laveno Mombello. Progetti per l’ex Società Ceramica Italiana” è promossa da Comune di Laveno Mombello, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (Dastu) del Politecnico di Milano, Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni (Auic) del Politecnico di Milano, Museo Internazionale Design Ceramico (MIDeC) di Cerro di Laveno Mombello, Interior Reuse Lab. Inaugurazione sabato 17 giugno alle ore 17.30.
PROPOSTE DI 40 STUDENTI
I progetti sono stati elaborati da quaranta studenti del Laboratorio di Progettazione dell’Architettura degli Interni “Interior Reuse Lab” (Scuola AUIC, Politecnico di Milano) diretto dalle professoresse Imma Forino e Francesca Rapisarda, con gli architetti Marcella Camponogara, Biagio Cofini, Jacopo Leveratto ed Eleonora Riccioni (Dastu).
Tre le ipotesi di recupero e riuso proposte per la palazzina uffici e gli edifici di ingresso e di servizio della fabbrica: 1) Creative Hub (per startup e coworking per giovani professionisti e fab lab per piccole produzioni ceramiche); 2) Cultural Basin (aperto a eventi culturali, congressuali ed espositivi); 3) Kid Learning Center (destinato al tempo libero e ad attività formative dei bambini nel doposcuola).
Spiega la Conservatrice del Midec, architetto Maria Grazia Spirito: «A partire da questi spunti e da quelli offerti dalla Municipalità, che da tempo prospetta un Museo del Sanitario, i giovani progettisti hanno sviluppato un programma funzionale per l’insieme portaluppiano, riprogettato gli interni degli edifici, gli arredi, i sistemi allestitivi, i servizi al pubblico e, al contempo, riqualificato l’area esterna nell’ottica di valorizzare un importante simbolo della città. Nel rispetto e nella valorizzazione delle strutture e delle decorazioni originari sono emersi nuovi habitat contemporanei, affinché lo straordinario complesso di Piero Portaluppi non sia abbandonato a una sorte fatale, ma ritorni a essere un espressivo landmark per Laveno Mombello».
APERTURA MOSTRA: 18 giugno-2 luglio 2017: martedì 10–12.30; da mercoledì a venerdì 10-12.30 e 14.30–17.30; sabato e domenica 10-12.30 e 15–18; chiuso il lunedì. INFO: 0332/625551. 

Piemonte, il lupo ormai di casa sul territorio montano

La sua presenza è invece ancora una novità nelle Alpi centrali e orientali - Presentati a Torino i dati ufficiali del progetto europeo Life Wolfalps
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Nelle Alpi centrali e orientali italiane il lupo è ancora oggi una novità, in Piemonte invece, principalmente nelle province di Cuneo, Torino e Alessandria, la specie è ormai presente su tutto il territorio montano ed è aumentata in numero, distribuzione e densità, raggiungendo anche le zone più collinari. È quanto emerge dal report ufficiale su ”Lo stato di presenza del lupo in Piemonte” presentato il 19 maggio 2017 a Torino dalla coordinatrice scientifica del progetto europeo LIFE WolfAlps, Francesca Marucco.
Durante la presentazione dei dati il presidente delle Aree protette delle Alpi Marittime, Paolo Salsotto, ha evidenziato le dinamiche ambientali, come l’aumento delle superfici boscate, e sociali, quali lo spopolamento delle aree rurali e montane, che hanno permesso alla specie lupo la riconquista naturale dell’habitat alpino.
BRANCHI, COPPIE E INDIVIDUI SULLE ALPI ITALIANE
Sulle Alpi italiane nel 2015-2016 sono documentati 31 branchi, 8 coppie e 5 individui solitari per un totale di minimo 188 lupi. Di questi, il nucleo “storico” e più consistente della popolazione si trova in Piemonte, dove per lo stesso periodo è documentata la presenza di 27 branchi, 6 coppie e 1 individuo solitario stabile per un totale di minimo 151 lupi.
La maggior parte dei lupi presenti è stata campionata in provincia di Cuneo, dove nel 2016-2017 sono stati documentati 17 branchi e 3 coppie per un totale di minimo 101 lupi, ed a seguire nella provincia di Torino con 10 branchi e 3 coppie per un totale di minimo 46 lupi. Nel nord del Piemonte, nelle province di Biella, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Novara, è documentata la presenza di individui solitari stabili e di passaggio, ma non di branchi. Territori montani liberi dalla presenza stabile del lupo sono presenti solo più nel nord del Piemonte.
BRACCONAGGIO E INVESTIMENTI
La densità di lupo sul territorio cuneese e torinese è aumentata, come dettagliato nei capitoli del report tecnico, non tanto a livello locale, dove il branco - formato in media da 5 lupi - occupa esclusivamente il proprio territorio, ma a causa dell’aumento di branchi oramai adiacenti l’uno all’altro ed in forte competizione territoriale. In queste zone iniziano, secondo il rapporto, a comparire le prime presenze della specie nelle zone collinari e pedemontane.
Di conseguenza è aumentata anche la dinamica interna dei branchi, con alti turnover dovuti a mortalità, facilmente causata da conflitti naturali, ma anche da più frequenti investimenti e azioni di bracconaggio, questi ultimi intensificati dalla più alta presenza di lupi in zone più antropizzate.
EVOLUZIONE DAGLI ANNI ‘90
I dettagli dell’evoluzione a partire dagli anni ‘90 della ricolonizzazione naturale della popolazione di lupo in Piemonte e sulle Alpi sono disponibili nel report scaricabile dalla pagina: www.lifewolfalps.eu/download.
Questo documento rappresenta il punto di arrivo di un imponente lavoro scientifico di monitoraggio, coordinato dal progetto europeo LIFE Wolfalps, che ha coinvolto un network di oltre 400 operatori e tecnici appositamente formati, appartenenti a enti e istituzioni coinvolti dal ritorno del lupo sulle Alpi. Lo studio rappresenta il punto di partenza per tutte le parti chiamate a confrontarsi sul tema della gestione della specie a livello nazionale. 

UE, da marzo contro le malattie rare cooperazione transfrontaliera tra specialisti

Al via le Reti di riferimento europee - 900 squadre mediche collegate in tutta Europa opereranno a vantaggio dei pazienti

Il 1º marzo sono diventate operative le nuove Reti di riferimento europee. Piattaforme uniche e innovative di cooperazione transfrontaliera tra specialisti, sono dedicate alla diagnosi e alla cura di malattie complesse rare o poco diffuse.
Ventiquattro Reti di riferimento europee che riuniscono oltre 900 unità di assistenza sanitaria altamente specializzata di 26 Paesi hanno cominciato dunque a collaborare per risolvere una varietà di problemi, dalle malattie ossee a quelle ematologiche, dall'immunodeficienza al cancro pediatrico. L'unione delle migliori competenze dell'UE su una così ampia scala - sottolinea la Commissione Europea -  dovrebbe portare benefici ogni anno a migliaia di pazienti affetti da patologie che richiedono una particolare concentrazione di assistenza sanitaria altamente specializzata in settori medici in cui le competenze necessarie sono non frequenti.
Il problema delle malattie rare
Si definiscono rare le malattie che colpiscono non più di 5 persone su 10 mila. Complessivamente nell'UE tra le 6 mila e 8 mila malattie rare incidono sulla vita quotidiana di circa 30 milioni di persone, tra cui molti bambini.
Le malattie rare e complesse possono causare problemi di salute cronici e numerose sono potenzialmente letali. Ad esempio, esistono circa 200 tipi diversi di tumori rari e ogni anno a più di mezzo milione di persone in Europa ne viene diagnosticato uno.
L'impatto di tali malattie sui pazienti, i familiari e su chi presta assistenza è enorme. Spesso la malattia non viene diagnosticata a causa della mancanza di conoscenze scientifiche e mediche o della difficoltà ad accedere alle competenze. La frammentazione delle conoscenze sulle malattie rare e il numero ristretto di pazienti affetti da una singola malattia fanno sì che un'azione a livello di UE nel settore conferisca un particolare valore aggiunto.
Le Reti di riferimento europee
Le Reti di riferimento europee sono Reti virtuali che riuniscono i “prestatori di assistenza sanitaria” di tutta Europa per affrontare patologie complesse o rare che richiedono cure altamente specializzate e una concentrazione di conoscenze e risorse. Sono istituite nel quadro della direttiva UE sui diritti dei pazienti nell'ambito dell'assistenza sanitaria (2011/24/UE ), che facilita anche l'accesso dei pazienti stessi alle informazioni in materia di assistenza sanitaria, aumentando quindi le opzioni terapeutiche.
In pratica, le Reti di riferimento europee svilupperanno modelli di assistenza, strumenti per l'assistenza sanitaria online, soluzioni e dispositivi medici nuovi e innovativi; favoriranno la ricerca mediante ampi studi clinici e contribuiranno allo sviluppo di nuovi prodotti farmaceutici; porteranno a economie di scala e garantiranno un uso più efficiente delle risorse costose, il che prefigura effetti positivi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali e per decine di migliaia di pazienti che soffrono di malattie e patologie rare e/o complesse nell'UE.
La Reti di riferimento europee saranno finanziate mediante gli strumenti europei di telemedicina transfrontaliera e possono beneficiare di una serie di meccanismi di finanziamento dell'UE, come il programma per la salute, il meccanismo per collegare l'Europa e il programma di ricerca dell'UE "Orizzonte 2020". 

Cittiglio, emerse dalla necropoli interessanti sepolture

L’Università dell'Insubria ha presentato i primi ritrovamenti scoperti durante gli scavi archeologici dal 2006 al 2009
Cittiglio, chiesa di San Biagio, scavi del 2016, foto Università degli Studi dell'Insubria

A Cittiglio, nel Varesotto, giovedì 7 luglio si è svolto nella chiesa di San Biagio il sopralluogo organizzato dall’Università dell’Insubria, dal Gruppo amici di San Biagio e dalla Parrocchia San Giulio Prete. Giuseppe Armocida, docente di Storia della medicina, e Marta Licata, tecnico del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, hanno illustrato i primi ritrovamenti già effettuati e il progetto di ricerca sui resti umani che provengono dalle sepolture, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e guidato dalla parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio.
Al sopralluogo hanno preso parte anche il rettore Alberto Coen Porisini, il direttore del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita Giovanni Bernardini, l’archeologo Roberto Mella Pariani, l’ingegnere Antonio Cellina per il Gruppo amici di San Biagio e il parroco della parrocchia San Giulio Prete don Daniele Maola.

RESTAURO E SCAVI
C’è una vera e propria necropoli a Cittiglio. Università degli Studi dell’Insubria e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia sono al lavoro per scoprire che cosa si cela nel suolo dentro e fuori la Chiesa di S. Biagio. Dal maggio 2016, infatti, è iniziata l’indagine dell’area cimiteriale esterna dell’abside medievale della piccola chiesa romanica situata su un’altura che domina il paese di Cittiglio e il paesaggio circostante.
In questa antica chiesa sono in corso da circa 25 anni importanti lavori di restauro voluti dalla parrocchia di Cittiglio e dai volontari del Gruppo Amici di San Biagio, che con diverse iniziative hanno raccolto i fondi per finanziare i lavori fino ad oggi svolti.
Tra questi lavori vanno ricordati gli scavi archeologici effettuati dal 2006 al 2009 all’interno della chiesa e che hanno portato alla luce importanti tracce strutturali di età medievale e, tra esse, circa venti sepolture, indagate dall’archeologo Roberto Mella Pariani di Golasecca (allora della Società Lombarda Archeologia SLA di Milano).
Lo scavo del 2016 è la continuazione dell’indagine archeologica allora compiuta ed anche questa è eseguita da Roberto Mella Pariani oggi della ditta Archeo-Studi di Bergamo. Entrambi gli scavi sono effettuati sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e coordinati oggi dal funzionario Francesco Muscolino.

DUE MORTI VIOLENTE E SCHELETRI DI INFANTI
L’ateneo varesino è già intervenuto per studiare i resti scheletrici umani che provengono dalle sepolture rinvenute all’interno della chiesa, ma è interessato a proseguire gli studi anche su eventuali altre sepolture presenti sotto il sagrato. Per questo Giuseppe Armocida, Giovanni Bernardini e Marta Licata – in collaborazione con il Gruppo Amici di San Biagio – hanno presentato un progetto sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e in particolare dall’avvocato Andrea Mascetti. Capofila del progetto è la parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio, affidata al parroco don Daniele Maola.
«Durante il primo studio antropologico fatto – relativo ai resti umani rinvenuti durante la campagna 2006-2009 – sono state documentate due morti violente: in un caso il cadavere era “decapitato” e nell’altro presentava una punta di lancia nel costato e, inoltre, una elevata presenza di scheletri di infanti. Per questo – ha spiegato Marta Licata – abbiamo ripreso lo studio antropologico progettando un altro scavo per indagare un’altra zona cimiteriale presente all’esterno della chiesa. In particolare vorremmo chiarire la presenza o meno di altre morti violente e cercare di capire perché tutti questi bambini sono stati sepolti nella chiesa e se altrettanti sono sepolti fuori. Vorremmo riportare alla luce tutto lo spazio cimiteriale e le tombe in esso custodite, per rispondere a queste domande».

DAL IX AL XVII SECOLO
La Chiesa è stata fondata intorno al IX secolo e, presumibilmente, dalla sua fondazione e fino al 1700 è stata luogo di sepolture sia dentro sia fuori.
«L’indagine odierna riguarda le sepolture poste immediatamente fuori la chiesa: lo scavo, infatti - riprendendo l’indagine di alcune inumazioni esterne già personalmente indagate nel 2009 – ha continuato Licata - ha portato alla luce all’esterno un’area quadrangolare nelle immediate adiacenze dell’emiciclo della Chiesa. Al di sotto di uno strato superficiale di spianamento dell’antico cimitero avvenuto presumibilmente nel XVII secolo e all’interno del quale sono stati recuperati numerosi reperti in giacitura secondaria (ossa umane frammentarie; monete e diversi manufatti metallici – chiavi di età rinascimentale in ferro, lame di coltello, un coltello intero con manico in osso, una fibbia di cintura in ferro, monete, chiodi delle casse di sepoltura e un anello bronzeo) sono emerse alcune sepolture di età rinascimentale in giacitura primaria: si cominciano già a vedere aree di cimitero documentabile. Si tratta di tre inumazioni di individui adulti in cassa di legno e due inumazioni di infanti (un feto e un bambino dell’età apparente di 1-2 anni) uno dei quali deposto in una singolare struttura a doppio coppo (comuni tegole). Sotto quelle inumazioni – che sono di epoca rinascimentale – si scorgono preesistenti sepolture a loculo litico di epoca precedente che saranno oggetto di studio con il prosieguo dell’indagine» ha aggiunto Marta Licata. 
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Nelle foto: Licata, Cellina, Mella Pariani e Armocida (da sinistra) e alcuni dei resti umani ritrovati nell’ultimo scavo del 2016.

Ferrovia del Gambarogno, entro il 2021 sarà ampliato l’asse nord-sud

Disco verde dell’Ufficio federale dei trasporti a un progetto di circa 100 milioni di franchi

Da marzo 2017 a dicembre 2019 nel Gambarogno, aldilà del confine di Zenna, sarà aperto il cantiere per la modernizzazione delle infrastrutture ferroviarie. Da Berna l’Ufficio federale dei trasporti ha dato disco verde a un progetto di circa 100 milioni di franchi, che renderà l’offerta ferroviaria più sicura e stabile una volta terminati tutti gli ampliamenti infrastrutturali pianificati sull’asse nord-sud entro il 2021.
Sarà raddoppiato il binario di 2,7 chilometri tra Contone e Quartino e la tratta Contone–Ranzo–Sant’Abbondio sarà integrata nel sistema di gestione del Centro di Esercizio di Pollegio. I lavori ammoderneranno l’infrastruttura ferroviaria e contemporaneamente aumenteranno la capacità della linea del Gambarogno.
L’ampliamento cercherà di ridurre al minimo l’impatto su popolazione e ambiente. In particolare, saranno installate barriere di protezione, risanati e ampliati alcuni sottopassaggi stradali e realizzato un nuovo tratto di ciclopista.
I piani di lavoro sono già stati accessibili nei mesi di febbraio e marzo del 2015 al momento della pubblicazione. Popolazione e amministrazione comunale hanno avuto, in occasione, la possibilità di consultare l’incarto ed esprimere le loro considerazioni.  

Carta d’Identità, niente più carta

Dal 3 agosto nell’Unione Europea valida solo quella elettronica
Carta identità (foto interno.gov.it)

Sia in Italia sia nei Paesi dell’Unione Europea, dal 3 agosto 2026 la versione cartacea della carta di identità cesserà di essere valida, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul retro. Da quel momento, l’unica versione valida sarà la Carta d’Identità Elettronica (Cie).
Dall’imbarco su un aereo di linea a un’operazione allo sportello di una banca fino all’identificazione della maggiore età per l’accesso a un evento in discoteca, la carta d’Identità, se non è elettronica, non vale. La transizione segna un ulteriore passo avanti nel percorso di digitalizzazione del Paese e nel rafforzamento degli standard di sicurezza e innovazione dei documenti di identità.
Nella foto: locandina Ministero dell'Interno.

Agriturismi lombardi, possibili anche consegne a domicilio e campi vacanze

Nuovo regolamento adeguato alle modifiche normative

D'ora in poi, ai 1.688 agriturismi della Lombardia sono consentiti anche asporto e consegne a domicilio in modo permanente e organizzare campi vacanze e attività giornaliere di gioco come cre e grest. Non solo. Sono stati ridotti da 60 a 15 giorni i termini per il rilascio del nuovo certificato di connessione nei casi di procedure di esproprio e il certificato di connessione diventa senza limiti di durata, salvo modifiche nell'assetto aziendale.
Sono, queste, alcune «modifiche tecniche» introdotte il 23 giugno 2020 dalla giunta regionale nel nuovo regolamento approvato in seguito alle modifiche normative delle precedenti settimane. Sua cifra, indica una nota regionale, «semplificazione massima decisa in comune accordo con le associazioni di categoria».
Il nuovo regolamento prevede anche la somministrazione dei pasti, nel limite di venti giornate l'anno, anche nei giorni di apertura non previsti dal certificato di connessione. La legge regionale prevede che negli agriturismi siano serviti prodotti provenienti dal territorio lombardo in misura superiore o uguale all'80% del totale. «Per allentare il rigore, senza contravvenire allo spirito della legge, sarà possibile – è spiegato - far rientrare in questo parametro i prodotti lombardi con marchio Dop, Igp, Igt, Doc e Docg provenienti anche non direttamente da aziende agricole, visto che la loro territorialità è già certificata».
Semplificazione anche per l'ippoturismo. Il limite al numero dei cavalli viene eliminato e vengono consentite le lezioni di formazione minima di base dell'equitazione ai fruitori. 

Droni, nel 2016 in Europa oltre 1200 casi rischiosi

La Commissione Europea sollecita a Parlamento e Consiglio l’approvazione di una proposta presentata due anni fa
Bruxelles

A Bruxelles il 29 settembre 2017 la Commissione dell’UE ha sollecitato al Parlamento e al Consiglio l’approvazione della sua proposta di dicembre 2015 per creare un quadro normativo per i droni. In attesa dell’adozione, l’Impresa comune per la ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (Sesar), istituita dalla Commissione, metterà a disposizione mezzo milione di euro a sostegno della dimostrazione di servizi di “geo-fencing”, un sistema che può impedire automaticamente ai droni di volare in zone soggette a restrizioni, ad esempio vicino agli aeroporti.
Un quadro normativo moderno e flessibile è urgente.
Nel 2016 in Europa sono stati segnalati oltre 1200 eventi rilevanti per la sicurezza, incluse collisioni mancate tra droni e velivoli.

La commissaria per i Trasporti Violeta Bulc ha dichiarato: '«I droni offrono grandi opportunità per nuovi servizi e imprese; ecco perché vogliamo che l’Europa diventi un leader globale. Sono certa che il nostro quadro normativo moderno e flessibile porterà alla nascita di nuovi campioni europei in questo settore. Ma la sicurezza deve sempre essere al primo posto: se non prendiamo provvedimenti in fretta, le collisioni mancate tra droni e velivoli un giorno potrebbero avere conseguenze disastrose. Pertanto chiedo al Parlamento europeo e al Consiglio di trovare rapidamente un accordo sulla nostra proposta di dicembre 2015».

Somma Lombardo, staffetta fra gru del MD-82 da Malpensa a Volandia

L’operazione effettuata la prima volta in Italia - 38 le tonnellate spostate
Volandia, aereo MD82

Imbragatura e sollevamento, “volo” di 50 metri tra i due terminal di Malpensa, “atterraggio” sul pratone del Museo dei Trasporti a Somma Lombardo (Varese), sistemazione finale accanto al DC 9 presidenziale. Queste, lunedì 25 settembre 2017, le ultime tappe del viaggio del McDonnell Douglas MD-82 tra Malpensa e Volandia.
Entrato in servizio nel 1984, l’aereo ha un’apertura alare di oltre 32 metri, una lunghezza di 45 e una capienza di 165 posti e ha totalizzato oltre 56mila ore di volo. Dopo quasi un anno è ora a pieno titolo nella famiglia del museo e sarà quanto prima visitabile.
La staffetta aerea delle 38 tonnellate fra due gru – effettuata per la prima volta in Italia - è iniziata con il rituale lavaggio di fine carriera del velivolo ed è continuata con le manovre di avvicinamento alla recinzione che divide la zona aeroportuale dalla strada di collegamento fra il Terminal 1 e il Terminal 2. Una volta terminate le fasi di imbragatura, è cominciato il sollevamento e, dopo circa dieci minuti, la staffetta fra le due gru.
In totale circa trenta i minuti necessari alle 38 tonnellate del McDonnell Douglas MD-82 per percorrere 50 metri in “volo”. Durante il passaggio una squadra di volontari del museo ha “timonato” il muso dell’MD-80 verso il Dc 9 “Pertini” attraverso una serie di corde. L’intera operazione ha potuto contare sul supporto di Sea  in aeroporto e sui sistemi di aggancio e supervisione dei lavori di American Airlines 
«Abbiamo realizzato il primo sollevamento di un aeromobile di queste dimensioni in Italia» ha commentato il presidente di Volandia Marco Reguzzoni. «La collezione del museo amplia la sua offerta nella sezione grandi aerei, dove già abbiamo il prestigioso Dc 9 presidenziale e il Fokker». 

Piemonte e Valle d’Aosta, apertura straordinaria di 500 beni ecclesiastici

Il 23 e 24 settembre porte aperte nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio Culturale
Emanuele_Fusco_Susa - Cattedrale

Porte aperte, il 23 e il 24 settembre 2017, a mostre, concerti, eventi teatrali in cinquecento monasteri, pievi, santuari, chiese, musei diocesani di Piemonte e Valle d’Aosta. In occasione delle Giornate europee del patrimonio culturale i visitatori potranno accedere, in via straordinaria, ai beni ecclesiastici grazie al progetto Città e Cattedrali, ideato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e dalle Diocesi delle due regioni in collaborazione con la Regione Piemonte e gli organi periferici del MIBACT.
L’iniziativa porte aperte, un festival del sistema interregionale dei beni culturali ecclesiastici, è in linea con il tema "Dal conflitto all’inclusione” che sta segnando, in questo anno, tutta l’attività del progetto Città e Cattedrali tra i cinquecento anni dalla Riforma e la celebrazione dell’anno internazionale del turismo sostenibile.
VISITE PERSONALIZZATE
Il sistema di Città e Cattedrali attualmente si articola in cinquecento luoghi aperti, itinerari, sedici tematismi artistici, nove categorie architettoniche, ed è animato da oltre mille volontari diocesani a cui si aggiungono più di mille volontari delle associazioni laiche. Sua cifra sarà l’avvio della sperimentazione di un sistema di apertura automatizzata dei Beni culturali ecclesiastici che consenta, in condizioni di sicurezza, di effettuare delle visite in assenza di un presidio umano.
Il sito (www.cittaecattedrali.it) offre tutto l’anno la possibilità di costruire itinerari di visita personalizzati.  Attraverso la funzione  è possibile creare il proprio percorso di visita del tempo a disposizione e delle preferenze storico-artistiche-devozionali.
SPERIMENTAZIONE APERTURA AUTOMATIZZATA
Per offrire una opportunità in più di accesso alle tante testimonianze d’arte sacra diffuse sul territorio, la Consulta regionale per i Beni culturali ecclesiastici del Piemonte e della Valle d’Aosta e la Fondazione CRT hanno deciso di avviare una sperimentazione per l’apertura automatizzata di due beni pilota: la cappella di San Bernardo di Aosta a Piozzo in provincia di Cuneo (Diocesi di Mondovì) e la Cappella di San Sebastiano a Giaveno (Diocesi di Torino).
La sperimentazione, finanziata dalla Fondazione CRT e ideata con la Consulta per i Beni culturali ecclesiastici, è realizzata dall’agenzia di comunicazione digitale Showbyte di Torino in collaborazione con Intelligentia, società specializzata in informatica aerospaziale e automazione industriale, per la sensoristica e la trasmissione dati.
A Giaveno il recente ritrovamento di un affresco quattro-cinquecentesco, che narra la storia di San Sebastiano e che adorna la parete di fondo della chiesa, ne ha fatto l’edificio religioso locale più antico. Il San Bernardo d’Aosta a Piozzo, invece, è la struttura muraria in laterizio a vista della fine del ‘300, che si alza sul basamento di una antica torre da guardia eretta intorno al Mille.
INNOVAZIONE E NUOVE TECNOLOGIE
Dal portale www.cittaecattedrali.it sarà possibile prima identificarsi e poi prenotare la visita.
Dopo aver scaricato un’applicazione per Ios e Android sul proprio smartphone si potrà quindi accedere alle Cappelle. Il visitatore davanti all’edificio inquadrerà un QR e sarà identificato tramite l’applicazione e la georeferenziazione. Si aprirà automaticamente una porta dotata di maniglione antipanico e rallentatore di chiusura.
Accedendo all’interno, troverà un meccanismo multimediale che, dopo aver esercitato un’opzione tramite una pulsantiera per scegliere una lingua tra le quattro, inizierà la narrazione storico-artistico-devozionale. La narrazione sarà valorizzata, oltre che dalla voce narrante, anche dalle luci mobili di un sistema di micro proiettori.
Alla fine, quando il visitatore lascerà l’edificio, la porta si chiuderà automaticamente.
Un sistema di controllo rileverà le persone presenti all'interno del luogo verificandone il numero rispetto alla prenotazione, memorizzerà l’immagine delle facce per la sicurezza e la protezione del bene e, con un sistema di sensoristica, saranno veicolati ad un server centrale i dati sulla temperatura, l’umidità e le vibrazioni sismiche oltre a individuare, tramite confronto di immagini incrementali, eventuali vandalismi o modifiche dell’affresco, allarmando in quel caso i referenti per la custodia.
Il portale sarà il fulcro informativo, identificativo e comunicativo del progetto che entro l’anno sarà accessibile dai visitatori. 

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