Edizione n.26 di mercoledì 22 luglio 2026

Cultura

Castelseprio, all'occhiello il blasone Unesco

Foto FAI Monastero Torba

Il sito di Castelseprio-Torba (Varese) si è messo all'occhiello il blasone Unesco. Martedì 5 giugno l'assessore regionale Luciana Ruffinelli ha consegnato la targa attestante l'avvenuta iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco.
L'area archeologica di Castelseprio-Torba comprende il Castrum, la Chiesa di Santa Maria foris portas e la Torre di Torba e dal 25 giugno 2011 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco all'interno del sito "I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C)". 

Eremo Santa Caterina del Sasso, concerti e visite guidate

Tra luglio e agosto nella cornice affacciata sul Lago Maggiore
Eremo_Santa_Caterina_del_Sasso_sera (foto @eoipso)
Eremo_Santa_Caterina_del_Sasso_sera (foto @eoipso)

Repertori medievali, pagine per organo e oboe, musica da camera e Suite di Bach punteggiano il cartellone di Musica d’estate all’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Ogni appuntamento è preceduto da una visita guidata, organizzata da Archeologistics,
CONCERTI
Dopo il primo concerto del 4 luglio, andato esaurito, il calendario continua giovedì 23 luglio con “Sia laudato San Francesco”, concerto dell’Ensemble La Manticora dedicato ad alcune laudi tratte dal Laudario di Cortona,
Protagonisti saranno Enea Sorini al canto, alla cetra e al salterio, Peppe Frana alle percussioni, al liuto e alla citola e Giordano Ceccotti alla symphonia, alla viella e alla ribeca. La visita guidata inizierà alle 20, mentre il concerto prenderà il via alle 21.15. La partecipazione alla visita è su prenotazione obbligatoria ed è aperta anche a chi non assisterà al concerto.
Sabato 25 luglio sarà invece l’antico organo, firmato da Antonio Rossi nel 1783 e concesso in comodato d’uso all’Eremo, a risuonare con Alessandro Passuello, affiancato dall’oboista Rei Ishizaka, con musica composta tra la seconda metà del Settecento e la fine dell’Ottocento. La visita guidata è prevista alle 18.30, mentre il concerto inizierà alle 19.30, con ingresso gratuito.
Il programma proseguirà giovedì 6 agosto (alle 21) con “Vienna e America: un viaggio in quartetto”, affidato al Doré Quartet. La formazione, nata nel 2021 al Conservatorium Maastricht, è composta dai giovani musicisti italiani Ilaria Taioli e Samuele Di Gioia ai violini, Salvatore Emanuel Borrelli alla viola e Caterina Vannoni al violoncello. Il concerto sarà preceduto dalla visita guidata delle 20.
Seguirà giovedì 13 agosto il duo formato dai fratelli Ulisse Mazzon al violino e Maria Mafalda Mazzon al violoncello. Anche in questa occasione la visita guidata inizierà alle 20 e il concerto alle 21.
Il calendario si concluderà venerdì 21 e sabato 22 agosto con due serate dedicate all’esecuzione integrale delle sei Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach. Protagonista, Sergey Malov al violoncello da spalla, raro strumento utilizzato in età barocca e classica.
L’esecuzione integrale, suddivisa nelle due serate, rinnova una consuetudine dello Stresa Festival, che propone il ciclo bachiano all’Eremo affidandolo ogni volta a interpreti diversi. In entrambe le giornate la visita guidata inizierà alle 19, mentre il concerto prenderà il via alle 20.30.
VISITE E PRENOTAZIONI
Le visite guidate sono su prenotazione obbligatoria e possono essere seguite anche indipendentemente dalla partecipazione ai concerti e si possono prenotare su: https://www.archeologistics.it/servizi-educativi/concerto-alleremo-671.html
Per gli appuntamenti musicali sono previste modalità di accesso e prenotazione differenti.
Il concerto dell’Ensemble La Manticora sarà prenotabile attraverso la piattaforma Eventbrite del Lago Cromatico, gli appuntamenti del 6 e 13 agosto rientreranno nel festival Lago Maggiore Musica, mentre le due serate dedicate alle Suite di Bach faranno parte del programma dello Stresa Festival. Il concerto del 25 luglio per organo e oboe sarà invece a ingresso libero e gratuito.
Nelle foto (@ eoipso): Eremo Santa Caterina del Sasso, notte.

Luino, Film, scrittori e scritture sul lago

Al Parco Ferrini tre serate sul cinema tratto dalla grande letteratura
Luino cinema (foto Simona Fontata)

Il rapporto tra cinema, libri e grandi scrittori è il filo conduttore della prima rassegna di cinema all’aperto "Acque Profonde: film, scrittori e scritture sul lago", promossa dalla amministrazione comunale di Luino per l'estate 2026 con la direzione artistica di Massimo Scaglioni, docente di Storia dei Media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Il programma prevede tre appuntamenti:
•mercoledì 29 luglio, ore 20.30 – Hamnet, di Chloé Zhao, tratto dal romanzo di Maggie O'Farrell, con introduzione del professor Massimo Scaglioni: "Shakespeare, il cinema, l'amore";
•giovedì 6 agosto, ore 21 – Cime tempestose, di Emerald Fennell, nuova rilettura del capolavoro di Emily Brontë;
•giovedì 27 agosto, ore 20.30 – Lo straniero, di François Ozon, tratto dal romanzo di Albert Camus, introdotto da un dialogo tra Massimo Scaglioni e Maria Teresa Zanola, ordinaria di Lingua francese all'Università Cattolica del Sacro Cuore, sul tema "Camus tra esistenzialismo e colonialismo: la scrittura come frontiera".

La rassegna, strutturata in visione dei film e momenti di approfondimento con ingresso gratuito, si inserisce nel percorso di valorizzazione di Parco Ferrini e, come spiegato dall’assessora alla cultura Alessandra Brignoli, «rappresenta un tassello importante della visione e del percorso culturale che vogliamo costruire per Luino: eventi di qualità che sappiano creare occasioni di incontro e di crescita, di partecipazione e riflessione e, al tempo stesso, unire la comunità»,
Soprattutto nella sua impostazione scientifica viene individuato dal vicepresidente del consiglio comunale Edoardo Maria Castelli il valore dell’iniziativa. «La presenza di Massimo Scaglioni, figura di riferimento del panorama accademico nazionale e internazionale negli studi sul cinema e sui media, conferisce al progetto - come ha dichiarato - un valore scientifico che arricchisce l'offerta culturale della città. È proprio l’incontro tra ricerca universitaria, divulgazione e cinema a rendere questa iniziativa un'opportunità di crescita culturale per Luino».
Nella foto (Simona Fontana): da sx a dx: Massimo Scaglioni, Alessandra Brignoli, Edoardo Maria Castelli. 

Fuga di talenti, il Piemonte tenta il rimpatrio

Solo nel 2011 hanno lasciato l'Italia 27.600 giovani, dei quali 4800 lombardi e 2200 piemontesi - Un miliardo di euro il danno per il Pil nazionale

Il Piemonte ha stanziato circa un milione di euro a sostegno di 100-150 giovani in esperienze formative e di lavoro presso imprese o università estere. Unica condizione, il ritorno in patria. Inoltre aprirà uno sportello per agevolare il rimpatrio e il reinserimento di tutti gli altri giovani emigrati. Misure e servizi fanno parte del pacchetto “Iolavoro per i talenti” presentato il 29 giugno dall'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Claudia Porchietto.
Indagine web
Alla sperimentazione s'accompagna un'indagine web in collaborazione con la Cattolica di Milano. «A ottobre, ha annunciato il presidente Roberto Cota, saremo in grado di  raggiungere l’intera platea dei giovani emigrati all’estero che desiderino tornare a casa ed essere reinseriti nel nostro mercato del lavoro». Se la domanda supererà le attese, sono già pronte ulteriori risorse.
In Italia, dal 2001 al 2010, l’incidenza dei cittadini laureati sul totale degli espatri è raddoppiata dall’8,3 al 15,9 per cento. Nel 2011 sono stati 27.616 i giovani tra 20 e 40 anni, che hanno lasciato il nostro Paese, 2.200 solo in Piemonte. L'emigrazione ha fatto perdere al Pil nazionale circa 1 miliardo di euro in un anno.
Emorragia impressionante
Nel 2011 se ne sono andati 4.768 lombardi, 2.568 veneti, 2.418 siciliani, 2.197 piemontesi. Secondo il "Rapporto Italiani nel mondo 2012” della Fondazione Migrantes, quasi il 60 per cento degli italiani tra 18 e 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita fuori dalla penisola. A essere più sfiduciati sono i 25-34enni. Più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle isole.
La sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato. I principali serbatoi dei giovani talenti in fuga sono le regioni del Nord.
I 20-40enni in uscita dal Paese, la fascia di età più produttiva, rappresentano il 45,54 per cento sul totale degli espatriati. Si ipotizza un 70 per cento di laureati, con un incremento dei "dottori" pari al 40 per cento in sette anni. Al I trimestre 2012 sono 265mila i laureati e post-laureati disoccupati in Italia, di cui poco meno di 40mila quelli in discipline di ambito tecnico e scientifico. 

Milano, riaperta la cripta delle Cinque Giornate

Concluso il restauro di 300.000 euro

A Milano è stata riaperta al pubblico la cripta della chiesa dell'Annunciata, dove sono custoditi 141 caduti nei combattimenti del 1848. Sarà visitabile tutti i giorni, dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle 17 dopo Pasqua.
A 165 anni esatti dalla fine delle Cinque Giornate di Milano e nell'attuale sede dell'Università statale, il 22 marzo il presidente della Lombardia Roberto Maroni, al fianco del presidente della Fondazione Irccs Ca' Granda Giancarlo Cesana e dell'assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini, ha presentato la conclusione del restauro conservativo della cripta e delle sue camere sepolcrali. Alla cerimonia ha partecipato anche la banda dei Martinitt, l'istituzione di assistenza milanese che partecipò attivamente alle Cinque Giornate di Milano, operando come staffetta degli insorti tra le barricate.
I lavori facevano parte delle iniziative sostenute dalla Regione per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ai 300.000 euro di costo complessivo hanno contribuito, oltre la Regione (148mila euro), la Cariplo e due donatori privati, rispettivamente Pietro Fara Puggioni e il presidente Cesana.
Alle pareti della cripta, con volte a crociera affrescate d'azzurro, sono riportati i nomi dei 141 caduti durante le Cinque Giornate. Sono solo una piccola parte dei 500.000 pazienti accolti nel sepolcreto della Ca' Granda tra il 1473 e il 1695, che fu riaperto appunto nel 1848, perché lo stato di assedio in corso XXII Marzo impedì di raggiungere il cimitero urbano. «Cittadini inermi invidiavano il conforto del morir combattendo» recita un'iscrizione. 

Castelseprio, giovani archeologi della Cattolica scavano alla Casa Longobarda

Al progetto parteciperà successivamente il Politecnico di Milano – Il finanziamento di 356mila euro viene da Provincia di Varese e Regione Lombardia
scavi Castelseprio

A Castelseprio (Varese), dal 4 luglio, trenta giovani archeologi della Cattolica di Milano lavorano allo scavo della Casa Longobarda all’interno del sito Unesco. Sono studenti della facoltà di Scienze dei beni culturali e della Scuola di specializzazione dei beni archeologici.
L’obiettivo è studiare la stratificazione e iniziare a indagare anche le parti esterne all’abitazione, oggi ancora coperte dal mistero e dalla terra.
L’intervento rientra nel più ampio progetto denominato “Tecnologie innovative per la gestione integrate e interventi di valorizzazione”, che prevede anche una serie di azione già portate a termine. Tra queste vi sono la realizzazione di una foto leader dell’area archeologica, che ha permesso di ottenere una più approfondita mappatura dell’intero complesso e il recupero e la riqualificazione delle aree boschive di pertinenza della Provincia.
Dopo il lavoro agli scavi, entrerà in azione il Politecnico di Milano, altro partner del progetto, che creerà un sistema informativo territoriale, la rielaborazione della foto leader già eseguita e la mappatura digitalizzata dell’intera area.
Quello che sta interessando la Casa longobarda non è il primo scavo e l’ultimo risale ormai agli anni Ottanta. Ora gli studenti, sotto la direzione scientifica dei docenti Silvia Lusuardi Siena, Marco Sannazzaro e Caterina Giostra, lavoreranno sul restauro delle mura e delle pertinenze già riportate alla luce, indagheranno le aree non scavate attorno alla casa ed elaboreranno un nuovo studio stratigrafico.
Il progetto è stato avviato qualche anno fa e prevede un investimento di 252 mila euro. È stato finanziato, oltre che da Provincia di Varese con bando per siti Unesco, anche da Regione Lombardia per un importo di 104 mila euro. 

Quando Delio Tessa portò a Lugano Benedetto Croce

Gli intellettuali italiani alla Radio svizzera tra 1930 e1980 nel libro "Dietro al microfono" - Tra loro anche Sereni, Bontempelli, Bocca, Eco, Montanelli
RSI_veduta_dall'esterno

La storica presenza di intellettuali italiani ai microfoni di Radio Monteceneri e della Radiotelevisione Svizzera è al centro del volume Dietro al microfono (Edizioni Casagrande), di cui è autrice Nelly Valsangiacomo. Il libro verrà presentato mercoledì 11 maggio, alle 18.30, allo Studio 2 RSI di Lugano-Besso.
La serata, in collaborazione con la Società Cooperativa per la Radiotelevisione Svizzera di Lingua italiana, è pubblica. Interverranno, oltre l’autrice, docente di Storia all'Università di Losanna, Franco Contorbia, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Genova, e Aldo Grasso, critico televisivo e docente di Storia della radio e della televisione all'Università Cattolica di Milano. Al termine prenderanno la parola anche il direttore RSI Maurizio Canetta e il presidente della Corsi Luigi Pedrazzini. Modera Maria Grazia Rabiolo.
I posti in sala sono limitati dunque occorre prenotazione a eventi@rsi.ch oppure tel. 091 803 95 84.

La Radio è uno strumento affascinante. Arriva ovunque, con discrezione, ma anche con puntualità. Trasmette informazioni, offre approfondimenti, dà spazio alla musica e alla prosa, intrattiene. Alle spalle della RSI di oggi c'è un passato ricco, intenso, meditato, di cui sono stati protagonisti a tutti gli effetti numerosi intellettuali italiani. Attorno a loro ruota “Dietro al microfono. Intellettuali italiani alla Radio svizzera (1930-1980)”. Frutto di una lunga frequentazione degli archivi radiofonici e cartacei, il volume di Valsangiacomo fa comprendere la specificità di Radio Monteceneri e della Radio svizzera di lingua italiana che fin dall'orogine hanno mantenuto saldo il legame con l'Italia. Tanti i nomi che affiorano: Delio Tessa (nel 1936 aveva portato a Lugano Benedetto Croce), Massimo Bontempelli, Giansiro Ferrata, Aldo Borlenghi nell'immediato dopoguerra; Vito Pandolfi, Vittorio Sereni, Indro Montanelli negli anni Cinquanta e Sessanta; Guido Piovene, Giorgio Bocca, Umberto Eco, nei cosiddetti anni di piombo. Se i primi sono stati chiamati a tenere conferenze, gli ultimi sono stati interpellati come opinionisti e testimoni, segno dell'evoluzione del mezzo radiofonico e quindi del loro ruolo. 

Varese, omaggio di Uninsubria ad Antonia Pozzi

Alla poeta milanese dedicate il 17 marzo musiche, sculture, visite guidate e documentari
Omaggio ad Antonia Pozzi

Componimenti al pianoforte del maestro Elliot Kingsley Kaye ispirati alle sue liriche. Calcografie, assemblages, sculture di Anny Ferrario raccolte nella mostra A cuore scalzo. Il film documentario Il cielo in me di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania unitamente ad alcuni rarissimi filmati inediti della grande poeta. Visite guidate alla Biblioteca personale e all’Archivio cartaceo, fotografico e pittorico. Relazioni di Fabio Minazzi (Università degli Studi dell’Insubria), Ettore Brissa (già Università di Heidelberg), Stefania Barile, Marina Lazzari e Giulia Santi (Centro internazionale Insubrico).
Questa in breve, venerdì 17 marzo, la “Giornata studio dedicata alla poetessa Antonia Pozzi e la scuola di Milano alla luce del suo archivio”, organizzata dall’Università dell’Insubria a Varese con accesso libero e gratuito.
«La straordinaria figura di una donna, una grande poetessa, un’artista di vaglia e una grande fotografa come Antonia Pozzi consente non solo di penetrare nel cuore della “scuola di Milano” e la sua stessa funzione civile all’interno della storia italiana del Novecento, ma consente anche di avvicinare il mondo intellettuale, poetico, fotografico e filmico di una delle maggiori intellettuali del Novecento italiano» ha spiegato Minazzi.
FONDO POZZI
Il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese ha in sette anni di attività raccolto diversi archivi concernenti la “scuola di Milano”, formatasi negli anni Trenta del Novecento attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957). In considerazione di tale fatto, la Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue ha donato, nel 2015, manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938).
Il fondo Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla Biblioteca personale della poeta. Pozzi, infatti, non fu solo una grande poeta, ma anche una raffinata fotografa che intrecciò queste due passioni con l'amore per la montagna, la natura e gli uomini e i bambini colti nella quotidianità.
BIBLIOTECHE D’AUTORE E ARCHIVI
Il Centro Internazionale Insubrico dispone attualmente di 12 Biblioteche d’Autore (per un totale di circa 15.000 volumi) e di una ventina di Archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si formarono studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni e Aurelia Monti.
Oltre l’Archivio di Carlo Cattaneo (1801-1869), dall’esilio luganese alla sua morte, il Centro Insubrico conserva una serie di archivi concernenti la “scuola di Milano”. Vi sono riunite le carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dagli anni del soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla sua morte), unitamente al Fondo archivistico delle carte di un filosofo di levatura europea, il pavese Giulio Preti (1911-1972).
Presenti anche alcune carte inedite di altri allievi banfiani, come il poeta Vittorio Sereni (1913-1983), la poeta Daria Menicanti (1914-1995), Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997), Giovanni Vailati (1863-1909). Inoltre vi è custodito anche l’archivio di filosofi viventi di fama internazionale come Evandro Agazzi, Carlo Sini e Fulvio Papi.
----
Nella foto: da sinistra Minazzi, Lazzari, Ferrario, Kingsley Kaye, Barile e Santi e alle loro spalle l’Archivio di Antonia Pozzi. 

Castiglione Olona, “Città ideale” tra divulgazione e restauro

Al ciclo di lezioni del professore Andrea Spiriti seguirà la presentazione dei beni restaurati con donazioni di privati
Palazzo Branda, foto Musei civici Castiglione Olona

A Castiglione Olona (Varese) altro importante appuntamento per gli amanti dell’arte e dell’architettura. Dopo il ciclo di tre lezioni sul tema “Castiglione Olona–Città Ideale”, tenute da Andrea Spiriti, docente dell’Università degli studi dell’Insubria e conservatore onorario dei Musei Civici castiglionesi, il Palazzo del Cardinal Branda Castiglioni ospiterà nel pomeriggio di sabato 11 febbraio la presentazione dei beni recentemente restaurati grazie a libere donazioni dei privati.
Il sostegno dei privati è previsto dal decreto ministeriale ArtBonus e sta permettendo all’Amministrazione comunale di salvaguardare beni architettonici preziosi e particolari. Il patrimonio spazia dal Palazzo Branda Castiglioni al Museo Arte Plastica con gli affreschi del Palazzo che lo ospita, dalla Chiesa di Villa al complesso museale della Collegiata.
Le bellezze storiche e artistiche del borgo sono state al centro degli incontri del professore Spiriti. Gli operatori dei musei locali e le guide turistiche abilitate della provincia di Varese hanno avuto occasione di avere un aggiornamento globale anche alla luce delle bibliografie più recenti. Le lezioni hanno ripercorso per tappe il pensiero umanista del Cardinal Branda Castiglioni, che nel 1421 intraprese l’ambizioso percorso di trasformare un piccolo borgo nella prima “Città Ideale italiana” per concezione urbanistica, artistica e religiosa.

Oropa (Biella), immagini e documenti sui profughi della Grande Guerra

La mostra aperta al Santuario fino al 26 febbraio
Dalla mostra “Qui siete amati e prediletti”

A Oropa (Biella), domenica 8 gennaio, è stata inaugurata la mostra “Qui siete amati e prediletti”, dedicata ai profughi della Prima Guerra Mondiale ospitati nel locale santuario. Documenti e immagini ripercorrono l’arrivo, già dalla fine di giugno del 1915, di centinaia di profughi in fuga dalle zone di combattimento in Trentino Alto Adige, Gorizia, Veneto e Pola.
La ricerca è stata svolta dal curatore Danilo Craveia attraverso L’Eco del Santuario di Oropa e l’archivio storico. La mostra, come osservano gli organizzatori, é «un'occasione per riflettere sull'attualità e sul ruolo di "rifugio" svolto nei secoli dal Santuario di Oropa». Apertura tutti i giorni (dalle 10 alle 17) nelle sale della dottrina del Santuario fino al 26 febbraio.

Condividi contenuti