Edizione n.20 di mercoledì 10 giugno 2026
Varese
In Vespa da Varese a Rovaniemi con 100 letterine per Babbo Natale
Nel pomeriggio di lunedì 7 agosto 2017 è partito con la sua Vespa “Rudolph” da Varese e conta di arrivare per tempo nella casa di Babbo Natale a Rovaniemi. Deve consegnare le quasi 100 letterine che gli sono state affidate direttamente in sala giochi dai bambini ricoverati nell’ospedale Del Ponte. È Alessandro, lo speciale “portalettere” dei desideri e dei segreti dei bambini.
Decine e decine di moto lo hanno scortato fino al confine svizzero, da dove poi ha cominciato il suo viaggio solitario di 7000 chilometri attraverso l’Europa. A Rovaniemi troverà ad aspettarlo il sindaco della città, Esko Lotoven, insieme al vero Babbo Natale. Recapiterà la posta e a sindaco e Babbo Natale offrirà un piccolo regalo della fondazione Il Ponte del Sorriso.
«I bambini – racconta Emanuale Crivellaro, anima e motore della fondazione Il Ponte del Sorriso - hanno scritto letterine simpatiche e tenere, come chi ha chiesto una bicicletta da usare una volta guarito, chi un cagnolino con cui giocare quando ritornerà a casa, chi candidamente la guarigione del proprio fratellino o sorellina. Ma non mancano anche letterine originali e bizzarre, c’è chi vorrebbe un drago vero, rigorosamente nero, chi un cavallo, chi una tigre ma, non sapendo se si può tenere in casa, ha chiesto prima il permesso».
Molte letterine sono colorate e con varie forme, come topolini, coccodrilli, pagliacci, cappelli di Natale. «Non contengono - rivela Crivellaro - richieste, ma messaggi di saluto o di vissuti di malattia». Come Sofia «Ciao sono felice perché guarisco Babbo Natale ti mando un bacio». Oppure la speranza di «diventare un bambino come tutti gli altri». Oltre i bambini, hanno scritto letterine anche i genitori con le loro emozioni, i timori di una malattia e le speranze della guarigione.
L’impresa è patrocinata dalla Regione Lombardia ed è stata voluta da Alessandro per raccogliere fondi per Il Ponte del Sorriso. A tutti egli rivolge l’invito a sostenerlo, dando un contributo per i bambini in ospedale (IBAN IT23 H 05034 10800 000000021266 intestato a Il Ponte del Sorriso Onlus).
METAMORFOSI DI UNA VESPA PER SOLIDARIETÀ
DA SIDECAR VNA2T DEL 1959 A “RENNA” RUDOLPH
La Vespa di Alessandro è un modello VNA2T del 1959 nata sidecar da casa madre Piaggio. Ha la vernice dell'epoca e, qua e là, qualche segno di ruggine e usura, testimoni del vissuto e dell’originalità. Notoriamente mezzo di spostamento, non è adatta per lunghi viaggi. Per consentirle di affrontare il percorso, è stato necessario staccarle la navicella sidecar.
Il nome Rudolph fu scelto da un piccolo bambino. «Era il periodo di Natale – spiega Crivellaro - e la moto era in esposizione in un negozio con un bel fiocco rosso sul manubrio. Al piccolo venne chiesto cosa gli sembrava la Vespa col fiocco rosso. Rispose “La renna Rudolph”, interpretando il manubrio come le due corna e la carrozzeria della Vespa come il corpo della renna. Rudolph, infatti, è la renna dal naso rosso di Babbo Natale».
Il tempo di percorrenza previsto è dai 500 ai 600 chilometri per circa 7/8 ore al giorno, sempre che le condizioni meteorologiche e fisiche lo permettano. La casa di Babbo Natale dovrebbe essere raggiunta nel giro di in 6/7 giorni.
Il rientro dovrà essere più breve. I giorni di vacanza saranno scaduti e Alessandro dovrà ripartirà da Rovaniemi in direzione Helsinki (circa 500 km), dove prenderà un traghetto che in circa trenta ore lo porterà a Lubecca. Sbarcherà e attraverserà la Germania, tutta la Svizzera, per poi rientrare a Varese.
Finito il viaggio, Rudolph ritornerà, come all'origine, un sidecar. E riprenderà a fare i raduni, giri turistici e feste, con 7000 chilometri di storia.
Siccità, laghi varesini sotto zero idrometrico
Lago di Varese in discesa costante nelle ultime settimane, Lago Maggiore pieno solo al 25% della sua capacità. I laghi varesini hanno sete. A lanciare l’allarme è la Coldiretti di Varese, i cui tecnici sono stati impegnati tra lunedì 28 e martedì 29 agosto 2017 nel monitoraggio del livello delle acque dei più grandi bacini della provincia.
Il lago di Varese è arrivato a -19 centimetri sotto lo zero idrometrico, mentre il Lago Maggiore è ad un’altezza idrometrica di -1,2 centimetri contro i +53,2 centimetri della media. «L’allarme, ovviamente, è diffuso su tutto il territorio italiano, dove temperature massime sono risultate superiori di 3,9 gradi la media, mentre le precipitazioni sono risultate in calo del 62,3% con una crisi idrica di portata storica a livello nazionale». Questo il commento del presidente di Coldiretti Varese, Fernando Fiori.
CROLLO A LUGLIO E AGOSTO
Tutta colpa della scarsità di precipitazioni. A luglio, come rileva l’associazione degli agricoltori, le piogge nel Varesotto hanno fatto segnare un -45% rispetto alla media climatica, mentre a giugno un -39,4%.
La situazione del mese di agosto non è di certo migliore, visto che la prima e la seconda decade del mese hanno fatto registrare, rispettivamente, il 75,6% e 45,7% di precipitazioni in meno rispetto alla media.
«Le bolle di caldo africano e la rarefazione delle piogge sono state il marchio di fabbrica dell’estate 2017. Un’estate, e più in generale un anno, che ha portato non pochi problemi ai raccolti e alle produzioni dei prodotti locali, come miele, latte, ortaggi, verdure e mais.
«Gli agricoltori - aggiunge Fiori - sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l'uso razionale dell'acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l'innovazione con colture meno idro-esigenti. Ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare».
Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie
In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione»
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici».
Varesotto, «Fattorie ostaggio dei piccioni»
In città sporcano piazze e rovinano monumenti con il loro guano acido, ma disseminano danni in lungo e in largo planando anche su campi e stalle. A lanciare l’allarme contro i piccioni è la Coldiretti Varese.
«I piccioni puntano alle mangiatoie degli animali e ai raccolti di cereali, danneggiando le colture di riso, mais, frumento, orzo, soia e girasole» spiega il presidente Fernando Fiori. I danni da piccione, nel nostro territorio, supererebbero il 10% del totale da fauna selvatica, nonostante l’escalation numerica registrata negli ultimi anni delle devastazioni dei cinghiali.
DAL 2004 A OGGI DANNI PER 6 MILIONI
In tutta la Lombardia — secondo Coldiretti — i danni a campi e stalle, provocati dai piccioni, sono arrivati a quota 6 milioni di euro dal 2004 a oggi, e non sembrano diminuire.
«I piccioni tengono in ostaggio la mia fattoria», racconta un imprenditore agricolo di Carnago. «La stalla è lunga una cinquantina di metri e, quando metto giù il mangime per le 110 mucche che ho, arriva l’orda. Nell’ultimo periodo quattro dei nostri capi hanno avuto un aborto perché si erano ammalati, e i principali indiziati sono proprio i colombi».
A fargli eco un allevatore di Lonate Ceppino: «I piccioni ogni giorno arrivano puntuali in corsia quando diamo la miscelata agli animali, e rubano il cibo. Inoltre, assieme ai corvi, volano sui campi di mais e cereali per nutrirsi, dandoci non pochi grattacapi».
«L’emergenza – commenta Fiori - è anche di carattere sanitario, visto che il guano di tali volatili non solo è responsabile di danni da corrosione, ma i luoghi dove trovano riparo popolano di agenti patogeni e parassiti derivanti dai detriti organici. I batteri si espandono nell'aria e giungono nei luoghi pubblici e nelle aziende, contaminando oggetti e persino il cibo».
Allarme siccità, innalzato il livello estivo del Lago Maggiore
Nella provincia prealpina la primavera è partita con una carenza rispetto alla media di riserve idriche accumulate nei grandi laghi e sotto forma di neve. «Sono oltre 370 milioni i metri cubi d’acqua che mancano all’appello a livello regionale» ha dichiarato il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori. «Nelle campagne lombarde cresce l’allerta degli agricoltori, a cominciare dai produttori di cereali: in molti casi c’è difficoltà. Non si riesce a lavorare la terra e in diversi hanno preferito rinviare qualche settimana le semine».
In allerta anche il Consorzio di bonifica ETVilloresi. Nella sua ETVFlash del 22 marzo 2019 ha reso noto che, «in relazione alla scarsità di precipitazioni registrata dall’inizio dell’anno e all’esiguità delle riserve nivali in montagna, uno dei primi provvedimenti assunti per contrastare la siccità, che si prepara a minacciare l’avvio della stagione irrigua soprattutto al Nord, è il recente innalzamento del livello estivo del Lago Maggiore a +1,35 metri sullo zero idrometrico - contro i +1,25 metri già previsti in deroga – che corrisponde ad oltre 20.000.000 di m/c d’acqua in più. I Consorzi di bonifica e i Parchi lombardi confidano che questa misura possa rappresentare un primo passo verso l’adozione del limite massimo di regolazione del Verbano ad +1,50 metri sopra lo zero idrometrico anche in estate».
La situazione, se non cambiano le condizioni meteo, suscita gravi preoccupazioni. «Sui nostri laghi - ha osservato il presidente del Consorzio Alessandro Folli - abbiamo una riduzione delle riserve idriche superiori al 50 per cento. Lo scarso innevamento delle Alpi è molto preoccupante, abbiamo almeno due metri in meno. E se aprile non sarà piovoso, avremo grosse difficoltà a giugno».
TIMORI IN AGRICOLTURA
La siccità non è per il mondo agricolo l'unico fattore di ansia. Per Coldiretti Varese, «c'è il timore che, dopo queste temperature elevate, possa tornare il freddo e a risentirne potrebbero essere, oltre le orticole, anche alcune produzioni floricole particolarmente caratteristiche per il territorio varesino come le acidofile, in particolare camelie e azalee».
L'inverno appena concluso, ha aggiunto Fiori, è stato anomalo e siccitoso. «Tra il mese di dicembre e la prima metà di marzo – ha rilevato - ha fatto registrare solo tre giornate di pioggia che hanno coinvolto tutto il territorio regionale. Sempre più in sofferenza i grandi laghi con le percentuali di riempimento che, nel caso del Lago Maggiore, sono scese al 28,5%».
Varese, si scrive Breast Unit, si legge Eccellenza
Anche nella cura delle donne colpite dal cancro al seno il territorio prealpino può vantare una sensibilità sociale e un’assistenza sanitaria di tutto rilievo. La Breast Unit (Unità del seno) dell’Azienda socio sanitaria territoriale Settelaghi di Varese è un modello di organizzazione e integrazione che, attraverso un approccio multidisciplinare e personalizzato, registra un’alta percentuale di guarigione, unitamente ad una miglior qualità di vita.
Questa malattia è la prima causa di morte per patologia neoplastica nella popolazione femminile e nella provincia di Varese l’Osservatorio Epidemiologico registra 750/800 nuovi casi annui con circa 200 decessi. Il 17 luglio 2017 l’ASST varesina ha dato pieno compimento alla definizione della SSD Breast Unit. Responsabile è la professoressa Francesca Rovera, mentre direttore del Dipartimento Chirurgico è il dottor Eugenio Cocozza.
Ebbene, per completezza del Percorso diagnostico, terapeutico, assistenziale (PDTA) e per numero di casi trattati, la Breast Unit varesina è un Centro di Riferimento Nazionale dopo lstituto Europeo di Oncologia, Istituto Tumori di Milano e Humanitas. Parola della Regione Lombardia (delibera regionale sulle Breast Unit del 29/04/2016). Per la professoressa Rovera e il dottor Cocozza fondamentale è dare risposte in termini non solo di eccellenza tecnico-scientifica delle cure, ma anche di capacità di sviluppare una presa in carico finalizzata ai bisogni complessi e impellenti delle pazienti e dei familiari.
A questa punta di diamante sanitaria si aggiunge uno straordinario valore del volontariato sociale, da Andos Varese e Andos Insubria alla Lega Tumori, da Varese per l’Oncologia all’Associazione Volontari Ospedalieri, da Varese con Te a Sulle Ali e Caos.
La più recente testimonianza è la donazione di un ecografo particolare (modello MyLab Five di Esaote) alla Breast Unit. La macchina, tecnologicamente avanzata, è stata consegnata il 26 settembre 2017 da Associazione Caos, Fondazione per la Comunità di Malnate e Città delle Donne di Malnate. La donazione è stata possibile grazie alla costituzione, presso la Fondazione per la Comunità di Malnate, del Fondo intitolato a Pinuccia Spadotto, mancata il 31 luglio 2003 (era presente la figlia Tania). Donna di eccezionali doti e grande intelligenza, già nel 1994 organizzò un progetto pilota di screening mammografico presso la Città di Malnate e il 2 dicembre del 2002 donò all’Ospedale di Circolo di Varese il mammotest per le microbiopsie.
Assicurazione auto, nel Varesotto attivo il controllo di “Mercurio”
Tempi duri per gli evasori dell’assicurazione auto da un capo all’altro del Varesotto. Da Luino fino alla brughiera, tra il 3 e l’8 luglio 2017, sono stati pizzicati e sottoposti a sequestro amministrativo 13 autoveicoli sprovvisti della copertura assicurativa.
È questo uno dei risultati dell’operazione Mercurio Eye Insurance predisposta dal questore di Varese, Giovanni Pepè. In campo 179 agenti di tutti i reparti della polizia di stato (questura, polizia stradale e polizia di frontiera), Le pattuglie hanno controllato 1189 veicoli e 610 persone, denunciato per vari reati 10 persone in stato di libertà e appunto sequestrato 13 veicoli per mancanza di assicurazione.
ULTIMA TECNOLOGIA
Particolarità del servizio è stato l’uso dell’ultima tecnologia in dotazione alla pattuglie delle Volanti delle regioni del sud Italia e del Reparto Prevenzione Crimine Lombardia di Milano. Si tratta del sistema multimediale Mercurio, composto da un tablet di 8 pollici e di una telecamera fissa montata all’interno dell’autovettura della pattuglia
Gli agenti, senza bisogno di contatti radio con la sala operativa, possono consultare direttamente e rapidamente la banca dati interforze, utilizzare l’applicazione specifica per la navigazione gps off-line e, in più, registrare contributi audio/video utili alla documentazione degli interventi durante il controllo del territorio. La telecamera fissa, invece, grazie ad un software installato sul tablet, legge automaticamente le targhe delle autovetture in transito e permette così di scoprire chi non è in regola con la copertura assicurativa.
Varese, Camera di commercio rimane autonoma
A Varese la Camera di commercio non solo sopravviverà all’accorpamento ma sarà sempre più autonoma. In Lombardia sarà una delle sette riconosciute. Le altre saranno: Milano con Monza e Lodi; Como e Lecco; Mantova con Cremona e Pavia; Brescia; Bergamo; Sondrio.
A Roma, il 31 maggio, l’assemblea di Unioncamere nazionale ha approvato la proposta di riordino da presentare al Ministero Sviluppo Economico e ha riconfermato l'autonomia della Camera di Commercio di Varese e della sua azienda speciale Promovarese.
Vari i fattori che hanno giocato a favore dell’autonomia. «Determinanti – ha spiegato il presidente Giuseppe Albertini - sono stati il numero delle imprese, la sostenibilità economica finanziaria, la densità di un tessuto economico produttivo articolato su 139 Comuni che necessita di specifici fattori di aggregazione. Di rilievo anche la presenza di un sistema turistico in crescita e ulteriormente da sviluppare e una realtà geografica tra confini nazionali, regionali e metropolitani del tutto peculiari».
Varese, pianta tattile nella hall del Monoblocco Ospedale
A Varese anche i non vedenti possono ora capire una parte della struttura dell’Ospedale di Circolo ed essere quindi agevolati nella mobilità autonoma. Nella hall del Monoblocco troveranno una pianta tattile del piano terra realizzata dai ragazzi del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia).
Gli studenti l’hanno realizzata lavorando per nove mesi, ogni lunedì, insieme con i docenti al progetto “Varese da toccare”, sostenuto anche dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto. La pianta è stata consegnata lunedì 29 maggio al direttore generale dell'ASST dei Sette Laghi Callisto Bravi.
Varese, omaggio di Uninsubria ad Antonia Pozzi
Componimenti al pianoforte del maestro Elliot Kingsley Kaye ispirati alle sue liriche. Calcografie, assemblages, sculture di Anny Ferrario raccolte nella mostra A cuore scalzo. Il film documentario Il cielo in me di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania unitamente ad alcuni rarissimi filmati inediti della grande poeta. Visite guidate alla Biblioteca personale e all’Archivio cartaceo, fotografico e pittorico. Relazioni di Fabio Minazzi (Università degli Studi dell’Insubria), Ettore Brissa (già Università di Heidelberg), Stefania Barile, Marina Lazzari e Giulia Santi (Centro internazionale Insubrico).
Questa in breve, venerdì 17 marzo, la “Giornata studio dedicata alla poetessa Antonia Pozzi e la scuola di Milano alla luce del suo archivio”, organizzata dall’Università dell’Insubria a Varese con accesso libero e gratuito.
«La straordinaria figura di una donna, una grande poetessa, un’artista di vaglia e una grande fotografa come Antonia Pozzi consente non solo di penetrare nel cuore della “scuola di Milano” e la sua stessa funzione civile all’interno della storia italiana del Novecento, ma consente anche di avvicinare il mondo intellettuale, poetico, fotografico e filmico di una delle maggiori intellettuali del Novecento italiano» ha spiegato Minazzi.
FONDO POZZI
Il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese ha in sette anni di attività raccolto diversi archivi concernenti la “scuola di Milano”, formatasi negli anni Trenta del Novecento attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957). In considerazione di tale fatto, la Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue ha donato, nel 2015, manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938).
Il fondo Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla Biblioteca personale della poeta. Pozzi, infatti, non fu solo una grande poeta, ma anche una raffinata fotografa che intrecciò queste due passioni con l'amore per la montagna, la natura e gli uomini e i bambini colti nella quotidianità.
BIBLIOTECHE D’AUTORE E ARCHIVI
Il Centro Internazionale Insubrico dispone attualmente di 12 Biblioteche d’Autore (per un totale di circa 15.000 volumi) e di una ventina di Archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si formarono studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni e Aurelia Monti.
Oltre l’Archivio di Carlo Cattaneo (1801-1869), dall’esilio luganese alla sua morte, il Centro Insubrico conserva una serie di archivi concernenti la “scuola di Milano”. Vi sono riunite le carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dagli anni del soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla sua morte), unitamente al Fondo archivistico delle carte di un filosofo di levatura europea, il pavese Giulio Preti (1911-1972).
Presenti anche alcune carte inedite di altri allievi banfiani, come il poeta Vittorio Sereni (1913-1983), la poeta Daria Menicanti (1914-1995), Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997), Giovanni Vailati (1863-1909). Inoltre vi è custodito anche l’archivio di filosofi viventi di fama internazionale come Evandro Agazzi, Carlo Sini e Fulvio Papi.
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Nella foto: da sinistra Minazzi, Lazzari, Ferrario, Kingsley Kaye, Barile e Santi e alle loro spalle l’Archivio di Antonia Pozzi.










