Edizione n.20 di mercoledì 10 giugno 2026

Varese

Varese, scoperta sui meccanismi biochimici delle emozioni

Una ricerca condotta da Harvard Medical School (Usa) e Università dell’Insubria ha individuato il funzionamento del cervello nella trasmissione delle emozioni e, in particolare, della paura
Via Dunant

C'è anche profumo prealpino in una scoperta sul cervello condotta sotto il cielo "yankee". L’Università dell’Insubria di Varese ha contribuito alla individuazione del meccanismo biochimico alla base della neurotrasmissione in una specifica regione del cervello, quella che gestisce le emozioni e in particolare la paura.
In una ricerca nata dalla collaborazione con la Harvard Medical School di Belmont (Boston) il Laboratorio di Post-genomica funzionale e ingegneria proteica del Dipartimento di biotecnologie e scienze della vita ha approfondito i meccanismi biochimici che regolano il funzionamento del cervello. Lo studio, pubblicato il 23 aprile dalla rivista statunitense Nature Communication, ha chiarito l’importanza e il ruolo di due molecole, la D-serina e la glicina, che sono implicate nell’attivazione dei recettori NMDA e quindi in una serie di funzioni fondamentali del cervello, tra le quali l’apprendimento, la memoria e il controllo dell’attività motoria.
I risultati indicano il grado di eccellenza dei ricercatori dell’Università dell’Insubria nel settore delle biotecnologie applicate alle neuroscienze e, più in generale, alla salute umana. Gli scienziati si sono concentrati sull’amigdala, una zona del cervello importante per gestire le emozioni e specialmente la paura. Hanno scoperto che in condizioni “normali” il ruolo principale di modulatore del recettore NMDA lo svolge la D-serina, mentre, all’aumentare dello stato di eccitazione delle sinapsi, la stessa funzione è svolta dalla glicina.
Le ricerche sono state possibili grazie alla messa a punto di specifici sistemi analitici. La dottoressa Silvia Sacchi e il professor Loredano Pollegioni del Centro di ricerca interuniversitario “The Protein Factory” hanno sviluppato, mediante tecniche di ingegneria proteica, enzimi in grado di riconoscere efficientemente e selettivamente i diversi neuromodulatori.
«Definire i meccanismi che concorrono alla regolazione dell’attività di questi recettori è fondamentale per comprendere il funzionamento del cervello e per studiare malattie neurologiche e psichiatriche» spiega il professor Pollegioni. «La capacità di memorizzare, i sentimenti che proviamo, il perché un certo evento susciti in ciascuno di noi una determinata emozione sono processi regolati da precisi fenomeni biochimici. Chiarire il ruolo dei neuromodulatori, ossia le molecole che agiscono su diverse regioni del cervello rendendoci quello che siamo, ci aiuterà a capire questo organo e a trovare nuove terapie per pazienti affetti da importanti patologie come la schizofrenia, il disturbo bipolare o il dolore neuropatico». 

Malattie cardiovascolari e fattori di rischio, cambiare la rotta si può e fa bene

A un nuovo studio internazionale ha partecipato anche il Centro Epimed dell’Università dell’Insubria
foto Uninsubria, i professori Veronesi-Jacoviello-Ferrario

Creare uno stile di vita sano, e più della metà di ictus e infarti si può evitare. A dimostrarlo un nuovo studio internazionale che evidenzia come si possa intervenire in modo efficace sui cinque fattori di rischio modificabili: sovrappeso, pressione alta, colesterolo alto, fumo e diabete mellito. Alla ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha partecipato il Centro Epimed dell’Università dell’Insubria, con i professori Licia Iacoviello, Marco Ferrario e Giovanni Veronesi. Obiettivo dello studio anche trarre misure preventive mirate.
I fattori di rischio sono responsabili di più della metà delle malattie cardiovascolari e di circa il 20 per cento della mortalità generale. Ma non bisogna rassegnarsi e lasciar perdere perché intervenire è possibile e anche in modo efficace, in particolare con gli stili di vita. La ricerca su questa delicata e onnicomprensiva realtà è stata condotta su scala mondiale. A condurla gli scienziati del Global Cardiovascular Risk Consortium, coordinati dall’Heart & Vascular del Medical Center Hamburg-Eppendorf (Uke) e dal Centro tedesco per la ricerca cardiovascolare (Dzhk), con il contribuito del Centro ricerche in Epidemiologia e medicina preventiva (Epimed) dell’Università degli Studi dell’Insubria, Dipartimento di Medicina e Chirurgia. I risultati sono stati pubblicati il 26 agosto sul New England Journal of Medicine e hanno raccolto i dati di 1.5 milioni di persone da 34 Paesi.
Le malattie cardiovascolari sono responsabili di circa un terzo dei decessi a livello mondiale,  in Italia (circa 230.000 morti l’anno) sono la prima causa di morte. Da tempo  obesità, pressione arteriosa, colesterolo, fumo e diabete siano stati identificati quali fattori di rischio ma prima di questo studio la proporzione di malattie cardiovascolari a loro attribuibili non era stato del tutto chiarito, sottolineano i ricercatori.
Licia Iacoviello, professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica, direttrice del Centro Epimed e co-autrice dello studio, spiega: «Lo studio mostra chiaramente che più della metà degli infarti e degli ictus sono evitabili attraverso il controllo di questi cinque fattori di rischio modificabili. I risultati sono quindi di grande importanza per rafforzare la prevenzione in quest’area. Allo stesso tempo, il 45% circa degli eventi cardiovascolari ha cause diverse da queste, un gap che deve essere da stimolo per l’intera comunità scientifica ad intensificare gli sforzi di ricerca».
Il Global Cardiovascolar Risk Consortium ha valutato i dati individuali di 1.5 milioni di persone; centododici gli studi di coorte che provengono da Nord America, America Latina, Europa occidentale, Europa orientale e Russia, Nord Africa e Medio Oriente, Africa subsahariana, Asia e Australia e permettono tra l'altro di differenziare secondo le aree maggiori o minori incidenze.
«Il Centro Epimed contribuisce al Consorzio sia con i dati di diverse coorti di popolazione che con l’expertise dei suoi afferenti – aggiunge Giovanni Veronesi, professore associato di Statistica Medica e membro dello Statistical Working Group del Consorzio, oltre che co-autore del lavoro –. La recente aggiunta al Consorzio di uno studio di residenti anziani della città di Varese, di cui stiamo completando il follow-up per gli eventi cardiovascolari in collaborazione con alcuni colleghi clinici del Dipartimento, potrà rafforzare la posizione internazionale del Centro, e contribuire ad approfondire ulteriori aspetti messi in luce da questo lavoro, quali ad esempio il ruolo dei fattori di rischio alle diverse età».
Link all’articolo pubblicato da Nejm:
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2206916?query=featured_home
Link al sito del centro Epimed:
http://epimed.uninsubria.it
• Nella fotografia Uninsubria, da sinistra: i professori Giovanni Veronesi, Licia Iacoviello e Marco Ferrario del Centro Epimed dell’Università dell’Insubria 

Varese, il viaggio di Dante in artisti del terzo millennio

Al Museo Veratti finissage allargato della mostra “…«e quindi uscimmo a riveder le stelle»-Dante nel presente tra Natura e Sociale”
catalogo Dante

Un finissage allargato con recital dantesco s'avvia a concludere nei tre giorni di mercoledì 24, giovedì 25 e venerdì 26 febbraio 2021 l'evento d'arte a cura di Fabrizia Buzio Negri “…e quindi uscimmo a riveder le stelle"- Dante nel presente tra Natura e Sociale -“A la futura gente” nel settecentesimo anniversario della morte del poeta, aperto nel Museo Veratti di Varese dal 5 al 28 febbraio (dalle 15 alle 17).
In tempo di coronavirus e chiusure di musei registrare più di duecento visitatori nei primi quindici giorni non è di poco conto. Oltre la mostra con le trenta opere degli artisti dell’Associazione Contemporary Arte&Ambiente, questa settimana sarà possibile vedere anche la registrazione del recital dantesco dell’attrice Gloria Dusi. A intercalare, musiche inedite di Marcello Franzoso.
In una trasversalità, anche generazionale, di stili e tecniche gli artisti hanno ripercorso, con la scelta di vari passaggi dalle tre cantiche, quel viaggio dell’anima compiuto da Dante sette secoli fa. In mostra: Angelo Ariti, Beppe Borghi, Lorella Bottegal, Fabrizia Buzio Negri, Pierangela Cattini, Franco Caspani, Aldo Cerri, Maria Enrica Ciceri, Gladys Colmenares, Roberta Colombo, Flora Fumei, Giorgio Gessi, Martina Goetze Vinci, Franco Mancuso, Raffaela Merlo, Sonia Naccache, Carlo Pezzana, Elisabetta Pieroni, Idillio Pozzi, Elio Rimoldi, Elena Rizzardi, Claudio Rubino, Massimo Sesia, Massimo Sgarlata, Donatella Stolz, 3RE TREzza/REgidore, Roberto Villa, Annamaria Vitale, Marina Von Lukas, Francesca Zichi.
L'esposizione, con il partenariato del Comune di Varese e il patrocinio oneroso della Fondazione Comunitaria del Varesotto, ha preso vita anche con il filmato di Guido Nicora su youtube (link:  https://youtu.be/Tty6vUa2OM0 ). Vi si incontrano le immagini delle trenta opere degli artisti sui versi dalla Commedia di Dante, il reading di Gloria Dusi, i testi del curatore Fabrizia Buzio Negri dal catalogo.

Emergenze e futuro delle telecomunicazioni

Il lungo cammino della Rete alternativa “Zamberletti”
I2RGV G. Romeo durante una prova di sintonia dalla Prefettura di Varese
Giannino Romeo e il prefetto di Varese Salvatore Rosario Pasquariello

Fu pensata dal deputato varesino Giuseppe Zamberletti dopo il terremoto dell’Irpinia e della Basilicata. Si basa su radiofrequenze senza internet. Viene testata mensilmente con una specifica esercitazione.
Dal 1981 le comunicazioni di emergenza fanno capo alla "Rete alternativa di emergenza delle prefetture italiane”, un dispositivo voluto inizialmente dal ministero dell’interno per coprire le eventuali interruzioni di quelle ordinarie o integrare quelle della protezione e della difesa civile.
TRE CAPOMAGLIA
Il sistema è articolato in tre capomaglia: Varese per il Nord Italia, Siena per il Centro Italia, Reggio Calabria per il Sud Italia e poggia su apparecchiature ricetrasmittenti HF amatoriali e di antenne per le bande interessate, acquistate dalle prefetture stesse. A farlo funzionare sono oltre seicento operatori, che si avvicendano tra prefetture, enti e organizzazioni, enti pubblici e Centri radio mobili.
Le attività della Rete Alternativa “Zamberletti” vengono gestite dall’Associazione Radioamatori Italiani a mezzo dei propri soci ed in particolare dalle sezioni dei capoluoghi di provincia dove hanno sede le prefetture. Alle chiamate della rete radio HF italiana partecipa da circa vent'anni anche una stazione della Repubblica di San Marino; nel 2009 vi fu una breve apertura sperimentale alla Grecia.
ORIGINI E VERIFICHE
Le origini di un collegamento alternativo di radiocomunicazioni di emergenza risalgono al 1981, quando un gruppo, composto da Giovanni Romeo, Franco Campanelli, Settimio Sordi e Bruno Surace si propose di presentare a tutte le prefetture del territorio Italiano un progetto denominato "Rete Radiocomunicazioni Alternative di emergenza", operativa su frequenze Hf e sviluppata sulle potenzialità e le capacità dei radioamatori aderenti all’Associazione Radioamatori Italiani (Ari).
Nel 1985 si concretizzò ufficialmente la fase di sperimentazione e venne istituita con decreto Zamberletti la "Rete radiocomunicazioni alternative di emergenza delle prefetture". Da quella data ad oggi sono state effettuate quattrocentonovantanove prove di collegamenti tra prefetture e altri enti e associazioni.
Proprio in occasione della cinquecentesima esercitazione per la verifica delle apparecchiature radio, la prefettura di Varese e l’Associazione Radioamatori Italiani hanno organizzato a Villa Recalcati, il 26 maggio 2026, un convegno su "Il futuro delle telecomunicazioni di emergenza e il suo impiego in contesti emergenziali”.
Nelle foto (Prefettura Varese): I2RGV Giovanni Romeo durante una prova di sintonia dalla Prefettura di Varese; Giannino Romeo e il prefetto Salvatore Rosario Pasquariello. 

Varese, nuove apparecchiature pediatriche

Donate dalla Fondazione Il Ponte del. Sorriso
Varese, donazione Il Ponte del sorriso (foto Asst Settelaghi

Non conosce sosta l’impegno dell'associazione Il Ponte del Sorriso di Varese nel garantire ai piccoli pazienti cure sempre più efficaci e tecnologie all’avanguardia. Due lettini di rianimazione neonatale destinati alle sale parto, un ecografo oculare per l’Oculistica pediatrica, una sonda per la Radiologia pediatrica, che consentirà di effettuare indagini diagnostiche anche sui pazienti più piccoli, sono la sua ultima donazione all’Ospedale Filippo Del Ponte.
Il 15 maggio 2026 le nuove apparecchiature sanitarie, del valore complessivo di circa 60mila euro, sono state formalmente consegnate ai vertici amministrativi e sanitari dell’Asst Sette Laghi dalla presidente della fondazione Emanuela Crivellaro.
A rendere possibile quest’altro risultato non è stata soltanto la raccolta fondi natalizia promossa dall’associazione, ma anche la generosità di tante persone che, negli ultimi mesi, hanno scelto di sostenere concretamente i progetti dedicati ai bambini ricoverati.
Dai privati alle aziende, fino ai sempre presenti Alpini di Agra, gli Arditi Curva Nord Pallacanestro di Varese, l’Associazione Aspide e il Club Bridge, ancora una volta la sollecita mobilitazione e la generosa risposta hanno reso possibile un gesto di solidarietà a favore della salute dei bambini.
Nella foto (Asst Sette. Laghi): ls consegna delle nuove apparecchiature pediatriche all’Ospedale Del Ponte. 

Violenza sulle donne, tra Varese e Como quasi 400 contatti

In un anno oltre duecento gli uomini presi in carico
ATS Insubria foto Ibis

Hanno intercettato 398 uomini, tra richieste di informazioni e primi appuntamenti e 224 di loro hanno poi completato la valutazione di idoneità al trattamento. Sono I servizi della rete dei Centri per uomini autori o potenziali autori di violenza (Cuav) nel suo primo anno di attività nei territori di ATS Insubria con due sedi a Varese e due a Como.
I Cuav sul territorio sono implementati da Centro italiano per la promozione della mediazione (Cipm), Dorian Gray Onlus, Associazione InfraMente e Fondazione Somaschi.
FOTOGRAFIA
I percorsi di responsabilizzazione dedicati agli uomini, che hanno agito violenza o che riconoscono di avere difficoltà nella gestione della rabbia, restituisce una fotografia chiara del fenomeno e dell’impatto.
Chi si rivolge al Cuav ha un’età media di 42 anni, un diploma di scuola secondaria di primo grado nel 48,3% dei casi o di secondo grado - 34,8 percento. Il 33,85% è celibe e il 32,69% sposato, mentre risulta stabilmente occupato il 61,5%.
La maggior parte accede ai Cuav in presenza di provvedimenti giudiziari già attivi e i reati più frequenti riguardano episodi di violenza domestica verso partner, ex partner e, in alcuni casi, figli.
TRATTAMENTI
Nei centri gli uomini possono trovare un aiuto per riconoscere i loro gesti e prevenire le recidive attraverso interventi - sia individuali sia di gruppo - diretti a far riconoscere agli uomini la violenza fatta, assumerne la responsabilità e sviluppare strategie relazionali ed emotive alternative.
Accanto ai quesiti percorsi, la prevenzione rappresenta una componente centrale del progetto. Tra le iniziative figurano un gruppo psicoeducativo per uomini con storie di dipendenza, incontri nelle scuole superiori sul tema degli stereotipi di genere e del consenso ed eventi pubblici realizzati in collaborazione con realtà locali e servizi dedicati.
Il lavoro prosegue anche in ambito penitenziario. Nelle case circondariali di Varese e Como, dove si conducono gruppi dedicati ai detenuti, offrendo spazi strutturati di riflessione e cambiamento.
Nella foto (Ibis): Ats Insubria Varese. 

Varese, le “matricole” di piazza Monte Grappa

Accordo per dieci anni tra Insubria e Camera di commercio
Varese, firma accordo Mauro Vitiello - Maria Pierro (foto Uninsubria)

I prossimi studenti di Giurisprudenza a Varese saranno matricole di un modello che è già sperimentato in diversi atenei e prevede l’insediamento delle attività didattiche giuridiche, economiche e umanistiche nei centri urbani.
Il 30 marzo 2026 la rettrice dell’Università dell’Insubria Maria Pierro e il presidente della Camera di commercio Mauro Vitiello hanno firmato un accordo quadro, che destina per dieci anni all’ateneo una porzione dell’edificio camerale nel cuore della città.
La nuova sede sarà riservata agli iscritti al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, attualmente erogato al Campus di Bizzozero, che oggi conta circa trecentocinquanta studenti complessivi con oltre centotrenta matricole.
L’immobile verrà adeguato, a carico della Camera di commercio, alla realizzazione di due aule da novanta/cento posti ciascuna, spazi comuni per gli studenti – sale studio e aree ristoro –, uffici per i docenti e un ufficio di segreteria. In attesa del completamento dei lavori, una parte dell’immobile già ritenuta idonea all’uso universitario, tra cui la Sala Campiotti, verrà ceduta in concessione transitoria. Le attività didattiche prenderanno avvio già da settembre con l’inizio dell’anno accademico 2026-2027.
L’accordo tra Università e Camera di commercio non si limita a questo. È prevista anche una collaborazione articolata su più fronti: promozione di tirocini curriculari ed extracurriculari; innovazione e sviluppo territoriale attraverso progetti di ricerca condivisi in ambito giuridico ed economico e iniziative comuni; rigenerazione urbana e attrattività con eventi, attività culturali e scientifiche nel centro cittadino, orientamento per gli studenti e collaborazioni con le istituzioni locali.
Nella foto (Uninsubria): accordo tra Uninsubria e Camera di Commercio Varese. 

Long Covid, ipertensione arteriosa, ictus e infarto tra gli effetti del virus

Nuova ricerca dell’Università dell’Insubria
Fabio Angeli (foto Uninsubria)

Negli ultimi mesi diversi studi scientifici hanno dimostrato che l’ipertensione arteriosa di nuova insorgenza è una sequela (Long Covid) dell’infezione da Sars-CoV-2. Le dimensioni del problema e i meccanismi responsabili sono stati spiegati in un articolo dell’Università dell’Insubria, firmato dal professor Fabio Angeli con Martina Zappa, biotecnologa dell’Insubria, e Paolo Verdecchia, ricercatore cardiovascolare di Perugia, e pubblicato il 17 ottobre 2023 nella sezione «Clinical Insights» della rivista European Journal of Internal Medicine.
Grandi database hanno analizzato i dati per un totale di quasi un milione di persone ed è emerso che l’insorgenza di valori pressori superiori alla norma interessa il 9% di chi è stato colpito da Covid-19 (quasi il doppio dell’incidenza osservata nella popolazione non colpita dall’infezione). In altre parole, nove persone su cento con Covid-19 svilupperanno nei mesi successivi alla fase acuta dell’infezione abnormi livelli di pressione arteriosa.
Già in altri importanti articoli Fabio Angeli, Martina Zappa e Paolo Verdecchia hanno spiegato come il Covid-19 generi complicanze cardiovascolari; nel nuovo lavoro chiamano in causa gli effetti dei frammenti del virus, che, permanendo per mesi nel nostro organismo dopo l’infezione acuta, alterano le capacità dei nostri meccanismi regolatori.
«In considerazione dell’elevato numero di infezioni da Sars-CoV-2 che si registra su scala mondiale», ha dichiarato Fabio Angeli, «l’insorgenza di uno stato ipertensivo dopo l’infezione è una delle sequele più allarmanti in termini epidemiologici anche perché espone i soggetti colpiti da questo fenomeno ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari come l’ictus e l’infarto».
Precisa e chiara la sua conclusione. «Uno screening per verificare i valori di pressione arteriosa nei mesi seguenti l’infezione ed eventualmente ridurli con la terapia per evitare eventi cardiovascolari - ha aggiunto - è oggi una delle priorità della cardiologia preventiva e merita appropriati e specifici percorsi e risorse».
Nella foto (Uninsubria): il professor Fabio Angeli.

Varese, scoperta sui tumori da virus

Premio internazionale a una ricerca condotta dall’équipe del professor Roberto Accolla nell’Università dell’Insubria

L’argomento è molto tecnico, ma di portata, per tutti, immediatamente percepibile. Nel campo della lotta ai tumori la scienza progredisce a passi da gigante e una recente scoperta di studiosi varesini aggiunge un altro mattone alla costruzione di un futuro pieno di risultati. A Varese l’Università dell’Insubria ha effettuato una ricerca che a Tokio, il 10 marzo 2017, ha riscosso il riconoscimento del 18° Congresso mondiale della International Retrovirology Association per il professor Roberto Accolla, ordinario di Patologia generale.
Il gruppo diretto da Accolla - e in particolare il dottorando di Medicina sperimentale e traslazionale Marco Baratella e la ricercatrice del laboratorio di Patologia generale e Immunologia Greta Forlani - ha dimostrato che la proteina virale HBZ è espressa specificamente nel citoplasma delle cellule dei pazienti con Paraparesi Spastica Tropicale, mentre non è espressa o si localizza in altre sedi in tutti gli altri soggetti infettati dal virus, inclusi i pazienti leucemici.
SCOPERTA
<Il riconoscimento - spiega Accolla - è stato attribuito per la nostra recente scoperta, pubblicata nella rivista scientifica PLoS NTD, riguardante l’espressione differenziale e la localizzazione subcellulare della proteina oncogenica HBZ del virus HTLV-1 in pazienti infetti. Il virus HTLV-1, il primo retrovirus oncogeno umano scoperto agli inizi degli anni ’80, ha infettato attualmente più di 20 milioni di persone al mondo ed è l’agente causale, nel 5-7% dei soggetti infettati, di una leucemia delle cellule linfocitarie T umane nell’adulto allo stato ancora intrattabile da un punto di vista clinico e letale in pochi mesi>.
Secondo il professor Accolla, <gli effetti dell’infezione da parte del retrovirus HTLV-1 si fanno sentire anche sul sistema nervoso producendo nel 4-5% dei soggetti infettati una sindrome infiammatoria cronica altamente debilitante, anch’essa dall’esito infausto, che prende il nome di Paraparesi Spastica Tropicale o TSP perché molto diffusa nelle regioni tropicali e nella regione subsahariana>.
RILEVANZA
Quale la portata della ricerca? <La scoperta – ha precisato Accolla - rappresenta la prima dimostrazione dell’esistenza di un marcatore a localizzazione definita nella malattia neurologica e permette quindi di formulare la diagnosi di Paraparesi Spastica Tropicale indotta da virus in maniera precisa e specifica>.
Non è tutto. <Il fatto di avere a disposizione questo criterio diagnostico molecolare e cellulare - continua la spiegazione - ci permetterà di comprendere meglio la patogenesi della malattia e di definire molto più precocemente l’evoluzione dell’infezione verso la sindrome neurologica invalidante, dandoci quindi la possibilità di approntare in un futuro prossimo mezzi terapeutici più appropriati per interrompere o ritardare in maniera significativa la malattia stessa>.

Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo

Rispetto al 2015 particolarmente positivo il turismo internazionale - Quasi 1 milione di arrivi nei soli primi nove mesi

Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo. 

Condividi contenuti