Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026

Salute

Torino, metropolitana cardioprotetta

Dotate di defibrillatore le stazioni di Fermi, Porta Susa, Porta Nuova e Lingotto
TORINO palazzo Madama

Si estende in Piemonte il servizio di protezione delle persone colpite da improvviso malore. Dal 21 luglio la metropolitana di Torino, che trasporta ogni giorno più di 150.000 passeggeri e in un anno 38 milioni, è cardioprotetta.
Nelle stazioni di Fermi, Porta Susa, Porta Nuova e Lingotto sono stati installati quattro defibrillatori semiautomatici esterni. La consegna si è svolta nella stazione metropolitana di Torino Porta Susa alla presenza degli assessori della Regione Piemonte, Antonio Saitta, e di Torino, Stefano Gallo.
I defibrillatori sono stati acquistati grazie all’avanzo di gestione del IX Congresso Nazionale Società Italiana Sistema 118, svoltosi a Torino nel 2011, e con il contributo dell’azienda Progetti Srl. La loro donazione rappresenta un ulteriore impulso al potenziamento della rete cittadina per la defibrillazione precoce da parte di Regione, Comune, Anpas e Cri.
Il Piemonte ha varato, da alcuni anni, un progetto di diffusione di defibrillatori. Ne sono stati acquistati 280 e destinati a comuni, luoghi di interesse culturale, associazioni di volontariato, forze dell’ordine, ecc.) e migliaia di cittadini hanno partecipato alla necessaria formazione. In un anno l’Anpas, in qualità di Agenzia formativa regionale Aed (Automated external defibrillator), ha abilitato all’uso del defibrillatore 3.363 persone, fra volontari e personale di enti, aziende e società sportive, attraverso l’organizzazione di 134 corsi. 

Varese, pianta tattile nella hall del Monoblocco Ospedale

L’hanno realizzata ragazzi del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti
ospedale, monoblocco

A Varese anche i non vedenti possono ora capire una parte della struttura dell’Ospedale di Circolo ed essere quindi agevolati nella mobilità autonoma. Nella hall del Monoblocco troveranno una pianta tattile del piano terra realizzata dai ragazzi del  Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia).
Gli studenti l’hanno realizzata lavorando per nove mesi, ogni lunedì, insieme con i docenti al progetto “Varese da toccare”, sostenuto anche dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto. La pianta è stata consegnata lunedì 29 maggio al direttore generale dell'ASST dei Sette Laghi Callisto Bravi. 

Milano, la membrana amniotica ora si può conservare

Primato mondiale di una ricerca medica di Biocell Center - Le membrane saranno conservate nelle sue biobanche a Lugano e Boston

Conservare la membrana amniotica di ogni bambino che nasce, sia per uso proprio (autologo) sia eventualmente per donarlo ad altri, non è più un sogno. Grazie a un primato italiano, la componente della placenta espulsa dopo il parto può essere conservata in biobanche a Lugano e Boston, in vapori di azoto liquido a -196°C per un periodo variabile da 10 a 40 anni.
Il servizio verrà erogato a enti, cliniche, ospedali, centri di ricerca o singole partorienti. L’annuncio è arrivato il 13 marzo da Biocell Center, centro di ricerca con sede a Busto Arsizio (Va) e biobanche in Svizzera e Stati Uniti.
Per prima al mondo, l’azienda ha dato vita a un servizio che consente di crioconservare la membrana amniotica - ricchissima di fattori di crescita, vero scopo del servizio - utilizzata da anni per varie applicazioni, come la cura dello strato corneo lesionato da agenti chimico-fisici, la cura di lesioni cutanee e di ustioni (anche di terzo grado) o anche come aiuto in altri campi della chirurgia per evitare aderenze postchirurgiche. 

PROSPETTIVE PER MEDICI E RICERCATORI
«Scopo delle nostre ricerche – spiega Massimiliano Manganini, direttore dei Biocell Center – è sempre stato quello di approfondire le caratteristiche delle cellule staminali mesenchimali che congeliamo una volta estratte dalla placenta, ed i risultati dimostrano che si tratta di cellule che hanno grande interesse medico e scientifico. Siamo convinti che tra non molto tempo queste cellule troveranno impiego in molte terapie cellulari e di medicina rigenerativa. Oggi la membrana amniotica, con le sue straordinarie caratteristiche, arricchisce la gamma delle possibilità a disposizione di medici e ricercatori».
Secondo Manganini, l’utilizzo della membrana è favorito dalla sua bassa immunogenicità. «Le sue componenti cellulari e extracellulari – precisa - causano una più bassa risposta immunitaria al momento del trapianto, riducendo quindi il rischio legato al rigetto del tessuto, anche in caso di trapianti eterologhi, permettendo un suo uso più sicuro non solo per il proprietario (il bambino) ma anche per terzi a cui la membrana decellularizzata può essere donata".
DA "RIFIUTO" BIOLOGICO A MATERIA DI CRESCITA
Biocell Center è spin off di un altro centro lombardo, il laboratorio TOMA, diretto dal professor Giuseppe Simoni, e questo primato si aggiunge ad altri traguardi. Sua è la prima criobanca al mondo per la conservazione del liquido amniotico (Boston) e sua è anche la prima per i villi coriali e la placenta (Lugano), sempre con riferimento alle ricerche e agli studi sulle cellule prenatali.
«L’entusiasmo che i nostri servizi generano tra gli scienziati e i medici di tutto il mondo – ha dichiarato Marco Reguzzoni, amministratore delegato di Biocell – dimostra che la speranza è davvero tanta. I ricercatori soprattutto vedono nelle cellule placentari e nella membrana amniotica una concreta possibilità di uso, eticamente accettabile e geneticamente stabile: in fin dei conti recuperiamo cellule staminali e materia ricca di fattori di crescita da "rifiuti" biologici che altrimenti finirebbero in discarica, ricavandone elementi potenzialmente utili per la cura di molte brutte malattie». 

Varese, Trasporto di cortesia per pazienti oncologici ed ematologici

Gratis in auto da casa al luogo di cura i malati con difficoltà che si recano nelle strutture dell'ASST dei Sette Laghi – Il servizio viene sperimentato dalle associazioni Varese per l’oncologia, AIL Varese onlus e LILT Varese in collaborazione con Auser
servizio di trasporto dedicato ai pazienti oncologici ed ematologici

‘Passaggio’ in auto da casa al luogo di cura per i pazienti oncologici ed ematologici. Le associazioni AIL, LILT e Varese per l’oncologia offrono il trasporto cortesia a chi ha difficoltà nel percorso per visite, esami e terapie nelle strutture dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale dei Sette Laghi.
Il progetto “accompagnamento” è un servizio nuovo e completamente gratuito nato dalla rete creata tra le tre associazioni in collaborazione con Auser Comprensorio di Varese.
ACCESSO AL SERVIZIO
Volontari e mezzi di Auser Varese garantiscono l’accompagnamento in auto, mentre AIL Varese Onlus, LILT e Varese per l’Oncologia coprono i costi vivi del carburante e in generale delle spese di viaggio.
Per accedere al servizio, è necessario chiamare il numero 0332-813262 di Auser Varese nei giorni di lunedì (dalle 15 alle ore 17), mercoledì e venerdì (dalle 9 alle 12).
I pazienti in cura nelle strutture di Ematologia e di Oncologia e negli ambulatori dei Presidi della ASST Sette Laghi troveranno le indicazioni nelle bacheche dei reparti e potranno richiedere informazioni direttamente al personale sanitario e alle loro Associazioni di riferimento AIL Varese Onlus, LILT e Varese per l’Oncologia.
«La realizzazione del servizio Accompagnamento – questo il commento delle associazioni - costituisce la prova che il dialogo e la collaborazione tra le associazioni è non solo possibile ma rappresenta la soluzione ideale per realizzare servizi utili, efficaci ed efficienti e rispondere così alle esigenze dei pazienti». 

UE, da marzo contro le malattie rare cooperazione transfrontaliera tra specialisti

Al via le Reti di riferimento europee - 900 squadre mediche collegate in tutta Europa opereranno a vantaggio dei pazienti

Il 1º marzo sono diventate operative le nuove Reti di riferimento europee. Piattaforme uniche e innovative di cooperazione transfrontaliera tra specialisti, sono dedicate alla diagnosi e alla cura di malattie complesse rare o poco diffuse.
Ventiquattro Reti di riferimento europee che riuniscono oltre 900 unità di assistenza sanitaria altamente specializzata di 26 Paesi hanno cominciato dunque a collaborare per risolvere una varietà di problemi, dalle malattie ossee a quelle ematologiche, dall'immunodeficienza al cancro pediatrico. L'unione delle migliori competenze dell'UE su una così ampia scala - sottolinea la Commissione Europea -  dovrebbe portare benefici ogni anno a migliaia di pazienti affetti da patologie che richiedono una particolare concentrazione di assistenza sanitaria altamente specializzata in settori medici in cui le competenze necessarie sono non frequenti.
Il problema delle malattie rare
Si definiscono rare le malattie che colpiscono non più di 5 persone su 10 mila. Complessivamente nell'UE tra le 6 mila e 8 mila malattie rare incidono sulla vita quotidiana di circa 30 milioni di persone, tra cui molti bambini.
Le malattie rare e complesse possono causare problemi di salute cronici e numerose sono potenzialmente letali. Ad esempio, esistono circa 200 tipi diversi di tumori rari e ogni anno a più di mezzo milione di persone in Europa ne viene diagnosticato uno.
L'impatto di tali malattie sui pazienti, i familiari e su chi presta assistenza è enorme. Spesso la malattia non viene diagnosticata a causa della mancanza di conoscenze scientifiche e mediche o della difficoltà ad accedere alle competenze. La frammentazione delle conoscenze sulle malattie rare e il numero ristretto di pazienti affetti da una singola malattia fanno sì che un'azione a livello di UE nel settore conferisca un particolare valore aggiunto.
Le Reti di riferimento europee
Le Reti di riferimento europee sono Reti virtuali che riuniscono i “prestatori di assistenza sanitaria” di tutta Europa per affrontare patologie complesse o rare che richiedono cure altamente specializzate e una concentrazione di conoscenze e risorse. Sono istituite nel quadro della direttiva UE sui diritti dei pazienti nell'ambito dell'assistenza sanitaria (2011/24/UE ), che facilita anche l'accesso dei pazienti stessi alle informazioni in materia di assistenza sanitaria, aumentando quindi le opzioni terapeutiche.
In pratica, le Reti di riferimento europee svilupperanno modelli di assistenza, strumenti per l'assistenza sanitaria online, soluzioni e dispositivi medici nuovi e innovativi; favoriranno la ricerca mediante ampi studi clinici e contribuiranno allo sviluppo di nuovi prodotti farmaceutici; porteranno a economie di scala e garantiranno un uso più efficiente delle risorse costose, il che prefigura effetti positivi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali e per decine di migliaia di pazienti che soffrono di malattie e patologie rare e/o complesse nell'UE.
La Reti di riferimento europee saranno finanziate mediante gli strumenti europei di telemedicina transfrontaliera e possono beneficiare di una serie di meccanismi di finanziamento dell'UE, come il programma per la salute, il meccanismo per collegare l'Europa e il programma di ricerca dell'UE "Orizzonte 2020". 

Trapianti record, in Lombardia 9 donatori in 72 ore

Tecniche di eccellenza anche a Busto Arsizio e Sondrio
trapianti-lombardia (foto LNews)

Le tecniche più avanzate, come la donazione a cuore fermo in ogni provincia, in Lombardia non sono un'eccellenza confinata solo nei grandi centri metropolitani, ma sono ormai diffuse in modo capillare su tutto il territorio. All'Ospedale di Busto Arsizio (Varese) è stato effettuato il primo prelievo e trapianto di polmoni da donatore a cuore fermo non controllato e all'Ospedale di Sondrio è stata eseguita la prima donazione a cuore fermo controllata della storia dell’ospedale.
Sono i traguardi storici registrati in una tre giorni di attività operativa senza precedenti. Nel mese di marzo 2026 il territorio regionale è stato teatro di uno sforzo corale, che, in settantadue ore, ha portato alla gestione di sette donatori multiorgano e due multitessuto, garantendo una nuova speranza di vita a sedici pazienti in lista d'attesa.
Gli interventi sono stati eseguiti nell’ospedale San Paolo di Milano e in quelli di Busto Arsizio, Varese e Brescia. Ed ancora attività a Sondrio, Busto Arsizio, Cremona, Bergamo e Lodi.

Entro la fine del 2026 la Lombardia punta a raggiungere la quota di trentasei donatori per milione di abitanti (erano venti nel 2021). All'Ospedale Niguarda di Milano è avviata, va aggiunto, la realizzazione della Banca Regionale dei Tessuti, destinata a diventare un modello di riferimento nazionale.
MAPPA DELLA DONAZIONE
Ecco gli ospedali dove sono avvenuti i prelievi e quali organi/tessuti sono stati donati. L'attività è stata completata da ulteriori trentasei donazioni di sole cornee distribuite sul territorio.
*LODI (Asst Lodi): cuore, fegato, pancreas, reni, oltre a cornee e muscolo-scheletrici.
*BUSTO ARSIZIO (Asst Valle Olona): Risultato storico con il prelievo di 2 polmoni (tecnica Dcd-Donation after Cardiac Death). Donati anche cornee, tessuti vascolari e muscolo-scheletrici, oltre a cute.
*SONDRIO (Asst Valtellina): Primo caso storico in provincia di donazione a cuore fermo con il prelievo di fegato e reni.
*VARESE (Asst Settelaghi): Grazie alla tecnica Dcd sono stati prelevati fegato e reni oltre a cornee.
*MILANO (Asst Santi Paolo Carlo): Donazione a cuore fermo che ha permesso il prelievo di reni, cornee e cute.
*CREMONA (Asst Cremona): Prelevati fegato e reni, cornee.
*BERGAMO (Asst Papa Giovanni XXIII): Donazione di fegato e cornee.
*BRESCIA (Asst Spedali Civili): Donazione multitessuto di cornee, tessuti vascolari e muscolo-scheletrici, oltre a cute.
Nella foto (LNews): trapianti Lombardia. 

Servizio emergenza 112, copertura in tutta la Lombardia

Dopo quelle di Varese e Milano, dal 16 dicembre diventerà operativa anche la centrale di Brescia

La Lombardia è la prima regione ad aver assunto un modello europeo di gestione delle chiamate di emergenza, avviato nel giugno 2010 a Varese ed esteso nel maggio 2013 a Milano. Entro fine 2014 l’Azienda Regionale dell’Emergenza Urgenza (Areu) coprirà l’intero territorio lombardo: il 16 dicembre entrerà in funzione anche la centrale del 112 di Brescia.
Il numero unico di emergenza (NUE) 112 allerta una centrale di primo livello. Il numero assicura un'unica prima risposta a qualsiasi chiamata di soccorso, attivando le centrali di secondo livello competenti per la gestione dell'emergenza (polizia, carabinieri, vigili del fuoco, emergenza sanitaria).
Tutte le telefonate di emergenza confluiscono in un’unica centrale, dalla quale gli operatori smistano all’ente competente le chiamate dopo aver localizzato il chiamante e individuato l’esigenza, migliorando così la tempestività e l’efficacia degli interventi a carico di pompieri, strutture sanitarie, carabinieri e polizia di stato.
Il servizio attualmente è garantito per quasi 7 milioni di residenti nelle province di Milano, Varese, Lecco, Como, Bergamo e Monza Brianza. L’operatività della centrale bresciana coprirà anche le province di Brescia, Sondrio, Cremona, Lodi, Pavia e Mantova.

APP “Where ARE U” GRATUITA
Il ricorso al 112 è in forte crescita, come confermano le chiamate giunte nei primi sei mesi di quest’anno alle centrali operative di Milano (un milione e 294mila) e di Varese (968mila). Gli operatori rispondono in un tempo medio inferiore ai 6 secondi, il 98% delle chiamate da telefono mobile sono immediatamente localizzate.
Ora l’Areu punta a promuovere l’applicazione “Where ARE U”, che consente una localizzazione ancora più precisa e immediata in caso di chiamata per situazioni di emergenza. L’applicazione è gratuita e scaricabile da www.areu.lombardia.it, disponibile per IOS, Android e Windows Phone. 

Varese, scoperta sui meccanismi biochimici delle emozioni

Una ricerca condotta da Harvard Medical School (Usa) e Università dell’Insubria ha individuato il funzionamento del cervello nella trasmissione delle emozioni e, in particolare, della paura
Via Dunant

C'è anche profumo prealpino in una scoperta sul cervello condotta sotto il cielo "yankee". L’Università dell’Insubria di Varese ha contribuito alla individuazione del meccanismo biochimico alla base della neurotrasmissione in una specifica regione del cervello, quella che gestisce le emozioni e in particolare la paura.
In una ricerca nata dalla collaborazione con la Harvard Medical School di Belmont (Boston) il Laboratorio di Post-genomica funzionale e ingegneria proteica del Dipartimento di biotecnologie e scienze della vita ha approfondito i meccanismi biochimici che regolano il funzionamento del cervello. Lo studio, pubblicato il 23 aprile dalla rivista statunitense Nature Communication, ha chiarito l’importanza e il ruolo di due molecole, la D-serina e la glicina, che sono implicate nell’attivazione dei recettori NMDA e quindi in una serie di funzioni fondamentali del cervello, tra le quali l’apprendimento, la memoria e il controllo dell’attività motoria.
I risultati indicano il grado di eccellenza dei ricercatori dell’Università dell’Insubria nel settore delle biotecnologie applicate alle neuroscienze e, più in generale, alla salute umana. Gli scienziati si sono concentrati sull’amigdala, una zona del cervello importante per gestire le emozioni e specialmente la paura. Hanno scoperto che in condizioni “normali” il ruolo principale di modulatore del recettore NMDA lo svolge la D-serina, mentre, all’aumentare dello stato di eccitazione delle sinapsi, la stessa funzione è svolta dalla glicina.
Le ricerche sono state possibili grazie alla messa a punto di specifici sistemi analitici. La dottoressa Silvia Sacchi e il professor Loredano Pollegioni del Centro di ricerca interuniversitario “The Protein Factory” hanno sviluppato, mediante tecniche di ingegneria proteica, enzimi in grado di riconoscere efficientemente e selettivamente i diversi neuromodulatori.
«Definire i meccanismi che concorrono alla regolazione dell’attività di questi recettori è fondamentale per comprendere il funzionamento del cervello e per studiare malattie neurologiche e psichiatriche» spiega il professor Pollegioni. «La capacità di memorizzare, i sentimenti che proviamo, il perché un certo evento susciti in ciascuno di noi una determinata emozione sono processi regolati da precisi fenomeni biochimici. Chiarire il ruolo dei neuromodulatori, ossia le molecole che agiscono su diverse regioni del cervello rendendoci quello che siamo, ci aiuterà a capire questo organo e a trovare nuove terapie per pazienti affetti da importanti patologie come la schizofrenia, il disturbo bipolare o il dolore neuropatico». 

Luino, Donne maltrattate, lo Sportello antiviolenza inizia la sua opera

Contatto riservato e protetto mediante cellulare

Telefono: 3401548441
mail: donnasicura@libero.it
sito: www.donnasicura.org
Facebook: Associazione DonnaSiCura

Sono questi gli elementi fondamentali che, d'ora in poi, permetteranno alle donne vittime di maltrattamenti e violenza un approdo diretto per comunicare con operatori qualificati ed esporre quanto loro accaduto.
Lo Sportello antiviolenza, istituito a Luino su sollecitazione dell'assessora ai Servizi sociali Caterina Franzetti, è realtà. A gestirlo l’Associazione DonnaSiCura, costituita da donne professioniste del settore socio-sanitario e iscritta nel Registro regionale delle organizzazioni di volontariato, nell’Albo regionale e del Movimento per le pari opportunità, nella Consulta femminile provinciale e nel numero della Rete nazionale antiviolenza 1522 del Ministero Pari opportunità.
L'inaugurazione è avvenuta giovedì 24 novembre a Palazzo Serbelloni, in una sala affollata e partecipe. Insieme al sindaco di Luino Andrea Pellicini, erano sindaci, amministratori e consiglieri dai vari centri del territorio e da Varese, il presidente della Comunità Montana Valli del Verbano Giorgio Piccolo, rappresentanti delle forze dell'ordine e del mondo di volontariato e sanità.

Il servizio fornisce assistenza alle donne maltrattate con consulenza legale e psicologica e contatti sia con le forze dell‘ordine sia con le altre specificità che si occupano del fenomeno. Alla base dello sportello ci sono un protocollo di intesa sottoscritto il 19 ottobre 2015 con la Rete Interistituzionale della Provincia di Varese e l’adesione di 22 sindaci del Distretto di Luino. L’impegno di prevenzione e contrasto della violenza nei confronti delle donne è affiancato da Procura, Prefettura, Questura, Tribunale, Assistenti sociali, Uffici scolastici, Ambiti distrettuali e soprattutto dai Centri antiviolenza.

Le donne che abbiano bisogno di accedere non dovranno rivolgersi al Comune di Luino, bensì chiamare il numero 3401548441 attraverso cui otterranno un appuntamento nel rispetto della riservatezza e della sicurezza. 

Malattie cardiovascolari e fattori di rischio, cambiare la rotta si può e fa bene

A un nuovo studio internazionale ha partecipato anche il Centro Epimed dell’Università dell’Insubria
foto Uninsubria, i professori Veronesi-Jacoviello-Ferrario

Creare uno stile di vita sano, e più della metà di ictus e infarti si può evitare. A dimostrarlo un nuovo studio internazionale che evidenzia come si possa intervenire in modo efficace sui cinque fattori di rischio modificabili: sovrappeso, pressione alta, colesterolo alto, fumo e diabete mellito. Alla ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha partecipato il Centro Epimed dell’Università dell’Insubria, con i professori Licia Iacoviello, Marco Ferrario e Giovanni Veronesi. Obiettivo dello studio anche trarre misure preventive mirate.
I fattori di rischio sono responsabili di più della metà delle malattie cardiovascolari e di circa il 20 per cento della mortalità generale. Ma non bisogna rassegnarsi e lasciar perdere perché intervenire è possibile e anche in modo efficace, in particolare con gli stili di vita. La ricerca su questa delicata e onnicomprensiva realtà è stata condotta su scala mondiale. A condurla gli scienziati del Global Cardiovascular Risk Consortium, coordinati dall’Heart & Vascular del Medical Center Hamburg-Eppendorf (Uke) e dal Centro tedesco per la ricerca cardiovascolare (Dzhk), con il contribuito del Centro ricerche in Epidemiologia e medicina preventiva (Epimed) dell’Università degli Studi dell’Insubria, Dipartimento di Medicina e Chirurgia. I risultati sono stati pubblicati il 26 agosto sul New England Journal of Medicine e hanno raccolto i dati di 1.5 milioni di persone da 34 Paesi.
Le malattie cardiovascolari sono responsabili di circa un terzo dei decessi a livello mondiale,  in Italia (circa 230.000 morti l’anno) sono la prima causa di morte. Da tempo  obesità, pressione arteriosa, colesterolo, fumo e diabete siano stati identificati quali fattori di rischio ma prima di questo studio la proporzione di malattie cardiovascolari a loro attribuibili non era stato del tutto chiarito, sottolineano i ricercatori.
Licia Iacoviello, professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica, direttrice del Centro Epimed e co-autrice dello studio, spiega: «Lo studio mostra chiaramente che più della metà degli infarti e degli ictus sono evitabili attraverso il controllo di questi cinque fattori di rischio modificabili. I risultati sono quindi di grande importanza per rafforzare la prevenzione in quest’area. Allo stesso tempo, il 45% circa degli eventi cardiovascolari ha cause diverse da queste, un gap che deve essere da stimolo per l’intera comunità scientifica ad intensificare gli sforzi di ricerca».
Il Global Cardiovascolar Risk Consortium ha valutato i dati individuali di 1.5 milioni di persone; centododici gli studi di coorte che provengono da Nord America, America Latina, Europa occidentale, Europa orientale e Russia, Nord Africa e Medio Oriente, Africa subsahariana, Asia e Australia e permettono tra l'altro di differenziare secondo le aree maggiori o minori incidenze.
«Il Centro Epimed contribuisce al Consorzio sia con i dati di diverse coorti di popolazione che con l’expertise dei suoi afferenti – aggiunge Giovanni Veronesi, professore associato di Statistica Medica e membro dello Statistical Working Group del Consorzio, oltre che co-autore del lavoro –. La recente aggiunta al Consorzio di uno studio di residenti anziani della città di Varese, di cui stiamo completando il follow-up per gli eventi cardiovascolari in collaborazione con alcuni colleghi clinici del Dipartimento, potrà rafforzare la posizione internazionale del Centro, e contribuire ad approfondire ulteriori aspetti messi in luce da questo lavoro, quali ad esempio il ruolo dei fattori di rischio alle diverse età».
Link all’articolo pubblicato da Nejm:
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2206916?query=featured_home
Link al sito del centro Epimed:
http://epimed.uninsubria.it
• Nella fotografia Uninsubria, da sinistra: i professori Giovanni Veronesi, Licia Iacoviello e Marco Ferrario del Centro Epimed dell’Università dell’Insubria 

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