Edizione n.19 di mercoledì 3 giugno 2026
Era proprio un'oca!
Quasi trent’anni fa, in una puntata della rubrica “Corriere d’un Verbano che fu” (n. 18-1981, 6 maggio) fu posto l’interrogativo, “Cigno o oca?”, relativo al volatile che è rappresentato nello stemma dei Luini, disponibile in versioni che vanno dal XV al XIX secolo e ripreso nello stemma del Comune di Luino, a sua volta passato attraverso due o tre varianti.
La bagattella erudita è stata oggetto di altre indagini e persino di una ricerca scolastica, nel 2003, presso la Scuola Media Maria Ausiliatrice. Già allora ero convinto che lo stemma luinesco si ispirasse al mito delle oche del Campidoglio e che dunque, come la maggioranza delle immagini conferma, il volatile che tiene nel becco un castello fosse un’oca. In seguito castello e oca furono disgiunti e affiancati e, perso il significato – l’umile che salva la città, il nobile di provincia che è fedele allo stato – l’oca è stata volta in aulico cigno.
Così nello stemma bronzeo sul portale del comune: al “palazzo” l’umile animale era ovviamente indigesto. In qualche vecchia versione il cigno è natante su acque da cui sorge il castello, versione abbandonata prima che la proliferazione sulle nostre acque del regale anatide potesse accreditarla. Nella recente pratica per adeguare lo stemma di Luino alla qualifica di città, l’Ufficio Araldico ha voluto dire la sua. Non concependosi il caricamento del campo con due figure irrelate, il castello è stato portato al centro, affiancato da un cigno corrucciato (per essere tenuto in disparte...)
Finalmente i documenti che risolvono l’enigma sono stati, seppur tardivamente, trovati. Nel 1812 due fratelli Luini, Stefano e Giacomo, entrambi nati a Luino, ottennero da Napoleone, imperatore e re d’Italia, la qualifica di barone e di conte. Di loro parleremo altra volta; qui basti dire che le lettere patenti date a Saint Cloud e all’Eliseo, recano la precisa descrizione degli stemmi, riconosciuti ai due secondo il diverso rango. Identici sono gli inserti dello stemma avito, inquartato con le insegne delle due cariche: “d’azzurro con un atrio di castello d’argento a due torri, aperto, fenestrato e murato del campo, sinistrato da un’occa passante d’argento, imbeccata e membrata d’oro” (dagli smalti presenti derivano i colori giallo-azzurro propri del comune).
Qualche chiarimento: il castello è “murato” perché è messa in evidenza la trama dei conci di pietra, con linee d’azzurro, come lo specchio delle finestre; è “sinistrato” dall’oca poiché questa è posta alla sua sinistra (intesa come sinistra del cavaliere che imbraccia lo scudo, quindi per chi guarda a destra). L’oca è “passante” perché in movimento, vista di fianco (e non di fronte come il malinconico cigno ministeriale), “imbeccata e membrata d’oro” perché porta il castello nel becco e sono d’oro i tratti che distinguono ali e zampe. Notiamo che in altro campo dei due stemmi, compare un richiamo specificamente ‘luvinese’: “d’argento con una pianta di lupini al naturale”.
Aggiungiamo che lo stemma originario dei Luini era troncato (diviso in due parti uguali da una linea orizzontale, come d’uso per le armi ghibelline), al capo dell’aquila imperiale, che nello stemma napoleonico ovviamente non figura perché il riconoscimento veniva dal regnante del tempo e non dal Sacro Romano Impero, come vantava la famiglia ai tempi del Ducato visconteo-sforzesco.

